L’industria libanese del libro sta soffrendo

In alcune recenti presentazioni e interviste per il lancio di Arabpop, diverse volte mi è stato chiesto quali siano le ultime generazioni di artisti e scrittori arabi e cosa stanno producendo in questo momento. Ecco, questo ultimo momento – come tutti sappiamo – è stato caratterizzato dall’emergenza sanitaria, che in Italia e in Europa sta causando nuovi lockdown, chiusure di negozi e attività, oltre che una paralisi generalizzata di molte attività culturali. Lo stesso, con andamenti diversi, sta avvenendo nei paesi arabi.

In alcuni di questi, come il Libano, la situazione è peggiorata da altri fattori: dalle proteste di piazza cominciate nell’ottobre 2019, passando per la crisi politica, quella economica, per finire con l’esplosione del 4 agosto al porto di Beirut.

Tra le vittime immateriali di questi incredibili shock combinati c’è, anche, l’industria libanese del libro, come ha raccontato la giornalista francese Olivia Snaije in questo articolo interessante e dettagliato uscito su Publishers Weekly con il titolo Lebanon’s Publishing Industry Fights for Survival, in occasione della prossima Fiera del libro di Sharjah, che si svolgerà con una inedita formula ibrida virtuale e in presenza.

Un’immagine della Fiera del libro di Sharjah di qualche anno fa

Per quanto riguarda gli scrittori libanesi e la loro attività, Iman Humaydan, autrice libanese e presidente di PEN Lebanon, ha affermato: “Non conosco nessuno che in questo momento stia scrivendo, se non i giornalisti […] c’è così tanta rabbia che non riesco a scrivere neanche io con lucidità. La rabbia ci sovrasta e non ci fa lavorare. Non sono solo i politici, sono le banche che rubano i nostri soldi, poi c’è stata l’esplosione: ci stanno derubando delle nostre stesse esistenze. In quanto scrittori siamo parte della società e stiamo tutti vivendo questa crisi”.

A causa della svalutazione della lira libanese, scrive sempre Snaije, che ha intervistate alcune delle responsabili delle più importanti case editrici libanesi, sono lievitati i costi della carta, della stampa e delle spedizioni. E così gli editori di quella che è l’industria del libro più fiorente di tutta la regione arabofona sono stati costretti a pubblicare meno libri. A causa dei lockdown e delle restrizioni al traffico aereo internazionale, le numerose fiere del libro arabe sono state cancellate una dopo l’altra e gli editori non hanno potuto viaggiare per andare a vendere i libri in fiera, che solitamente è il momento in cui incassano di più durante l’anno.  

Come sottolinea Snaije, il Libano importa praticamente tutto dall’estero, ma è tra i principali esportatori di libri di tutto il mondo arabo.

Qualcuno però ha deciso di andare controcorrente: si tratta delle Éditions Snoubar Bayrout, una piccola e indipendente casa editrice libanese che ha deciso di aprire una piccola libreria a Beirut per dare un segno di speranza e continuità. La sua fondatrice, Hala Bizri, ha detto a Snaije: “Se volete aiutarci, comprate i nostri libri”.

Amici lettori, comprate libri libanesi, dunque. Amici editori, se eravate in dubbio se comprare i diritti per i libri libanesi, questo è il momento giusto.

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