Dieci anni di rivoluzione tunisina: letteratura, cinema, musica e street art

Dieci anni fa, nella giornata di oggi, un giovane ambulante tunisino di nome Mohamed Bouazizi si dava fuoco nella piazza principale della sua città, Sidi Bouzid, dopo l’ennesima prevaricazione da parte della polizia locale che gli aveva confiscato il carretto di prodotti ortofrutticoli con cui sfamava la famiglia. Morirà dopo pochi giorni di agonia in ospedale, non sapendo – forse – che il suo gesto, che pur non era stato il primo nel paese (e non sarebbe stato l’ultimo), avrebbe rappresentato la scintilla, la goccia che avrebbe fatto traboccare i tunisini, e poi altri paesi arabi a cascata. Dopo meno di un mese da quel giorno, un mese scandito da imponenti manifestazioni di protesta in tutto il paese, il 14 gennaio 2011 il presidente tunisino Zine El Abidine Ben Ali decide finalmente di dimettersi: era al potere dal 1987, morirà nel dicembre 2019, in esilio in Arabia Saudita.

A dieci anni da quegli eventi la Tunisia viene considerata l’unico esempio riuscito di “primavera araba”, l’unico paese arabo di quella stagione rivoluzionaria ad aver intrapreso una transizione democratica fatta di elezioni, una nuova Costituzione e una maggiore presenza delle donne nel processo istituzionale. Sono stati, però, anche anni segnati dal terrorismo jihadista, dagli omicidi politici eccellenti e da una grave crisi economica non risolta che oggi continua a portare in piazza i tunisini, mentre altri hanno ripreso la strada della migrazione via mare verso l’Europa.

Lasciando da parte le considerazioni geopolitiche che non pertengono a questo blog, torniamo a parlare di cultura perchè in questi dieci anni in italiano sono stati pubblicati alcuni libri sulla Tunisia, diversi film tunisini sono arrivati nelle sale italiane e alcuni nomi ed espressioni culturali del paese sono diventati in qualche modo più familiari anche per noi. Vediamo quali in questa breve selezione che ho fatto (NB: si tratta di lavori tradotti e pubblicati in italiano, prendetela come una lista per conoscere le opere di questi artisti pubblicate nel nostro paese, che ovviamente non esauriscono la ricchezza e la diversità della produzione culturale tunisina).

ROMANZI

Prima del 2010 la letteratura tunisina era poco tradotta in italiano. Dopo gli eventi rivoluzionari l’editoria italiana ha cominciato a occuparsene un po’ di più e sono stati tradotti diversi romanzi, alcuni dei quali sulla rivoluzione, mentre altri riguardano fatti ed eventi del passato che aiutano a ricostruire la storia recente del paese.

Shukri al-Mabkhout, L’italiano (e/o 2017, trad. dall’arabo di Barbara Teresi): l’accademico e scrittore tunisino racconta i fermenti studenteschi, sindacali e sociali della Tunisia anni ’80 in questo romanzo che ha vinto il Premio internazionale per la narrativa araba nel 2015.

Ali Bécheur: I domani di ieri e Il paradiso delle donne (Francesco Brioschi editore; il primo, pubblicato nel 2019 trad. dal francese di Giuseppe Giovani Allegri ed Elisabetta Bartuli; il secondo, uscito quest’anno con la trad. dal francese di Yasmina Mélaouah). Lo scrittore vincitore del premio letterario Comar d’Or per la narrativa tunisina in francese ci porta nella Tunisia del primo Novecento e poi alle prese con la lotta per l’indipendenza dalla Francia.

Azza Filali, Ouatann. Ombre sul mare (Fazi 2015, trad. dal francese di M. Ferrara). Medico e scrittrice, vincitrice del Comar d’Or, Azza Filali firma un romanzo che racconta la Tunisia pre-rivoluzionaria in cui la disoccupazione, la corruzione e il sogno dell’emigrazione verso l’Italia costituiscono i temi attorno a cui si muovono i personaggi del libro.

Kamel Riahi, Bisturi (Jouvence 2018, trad. dall’arabo di Francesco Leggio): protagonista di questo romanzo di uno degli scrittori tunisini più famosi del mondo arabo è la capitale tunisina nel 2011, raccontata dal punto di vista dei margini, della sua vita underground.

Habib Selmi, Le donne di al-Basatin (Atmosphere 2020, trad. dall’arabo di Federica Pistono). Una storia al femminile ambientata negli anni precedenti la rivoluzione del 2011.

FUMETTO

Migrazioni///Migrations, di AA.VV. ed. Fortepressa 2019, trad. di Luce Lacquaniti. Lab619 è un collettivo indipendente tunisino che si occupa di fumetto sperimentale e dal 2013 pubblica una rivista a fumetti per adulti. Questo numero dedicato alle migrazioni è uscito in italiano e inglese e include le opere di diversi disegnatori, tra cui Othman Selmi, Barrack Rima e Nidhal Ghariani. Lo trovate qui e presso la Libreria Griot, che ha anche altri numeri (non tradotti).

Vi segnalo poi il capitolo sul fumetto in Arabpop in cui Anna Gabai parla anche di Nadia Khiari e del suo fumetto Willis from Tunis.

STREET ART

I muri di Tunisi: segni di rivolta, di Luce Lacquaniti (Exorma 2015). I muri di Tunisi fotografati e analizzati tra il 2011 e il 2014.

CINEMA

La gioventù tunisina raccontata dalla regista Leyla Bouzid in Appena apro gli occhi (2015).

Un cortometraggio potentissimo che affronta il dramma dei giovanissimi tunisini partiti per il jihad in Siria e Iraq con lo Stato Islamico, e poi tornati in patria dalle loro famiglie. Qui al link lo trovate interamente.

Una commedia opera prima della regista Manele Labidi Labbé su una psicanalista che decide di aprire il suo studio a Tunisi, all’indomani della rivoluzione.

MUSICA

Ammetto di avere poca familiarità con la musica tunisina contemporanea, praticamente conosco solo Emel Mathlouthi. Se stasera vi collegate sul profilo Facebook di Arabpop pubblichiamo la traduzione (fatta da Silvia Moresi) della canzone che l’ha resa famosa in tutto il mondo, Kelmti horra (La mia parola è libera), originariamente scritta dal poeta tunisino Amine el Ghozzi e poi diventata la canzone simbolo della rivoluzione tunisina. Ad ottobre scorso Emel ha pubblicato il suo nuovo album, Diaries from Tunis che contiene tracce in arabo e inglese, tra cui alcune cover di canzoni famose.


In copertina: Mohamed Bouazizi, stencil di Ahl al-Kahf nella piazza della Casbah di Tunisi occupata, 2011. (Foto Ahl al-Kahf) – da Arabpop, materiale extra

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