Gli arabi non leggono?

Nello scorse settimane si sono tenute quasi in contemporanea due Fiere del libro ai due antipodi del mondo arabo: la Fiera internazionale del libro di Sharjah, negli Emirati Arabi Uniti, e il Salone internazionale del libro di Algeri. In entrambi i casi, i dati dell’affluenza sono stati eccezionalmente alti.

In foto: la Fiera di Sharjah

Nel caso di Sharjah, quest’anno la Fiera – che è la seconda più grande del mondo arabo dopo quella del Cairo e tra le prime dieci al mondo – ha ospitato 2,23 milioni di visitatori. (Tuttavia, non è chiaro come siano contati gli ingressi, visto che non c’è un biglietto di entrata).

Tra l’altro a Dubai pochi giorni prima avevano organizzato la più grande vendita al mondo di libri ed era andata così.

A farla da padrone a Sharjah sono stati anche i dati sulle “impressioni da social media”, una espressione che indica quanto è stato l’engagement degli utenti dei social media sull’evento: oltre 2,7 miliardi di impressioni, con l’hashtag #SIBF18 che è stato utilizzato da 300 milioni di utenti tra Facebook, Twitter e Instagram, secondo quanto riferito da The New Publishing Standard.

Se i numeri di Sharjah sono impressionanti – seppur lievemente in declino rispetto allo scorso anno, quando alla Fiera partecipò un numero record di 2,38 milioni di persone – anche Algeri non è stata da meno. Quest’anno sono accorsi al Salone internazionale del Libro di Algeri 2,2 milioni di visitatori, un dato in aumento rispetto al 2017, quando 1,7 milioni di lettori visitarono la manifestazione letteraria, principale evento culturale del paese.

Secondo quanto affermato da Hamidou Messaoui, commissario del Salone, il 1° novembre c’è stata l’affluenza record in un giorno solo di 630mila persone. Tuttavia, anche quest’anno gli organizzatori hanno ritirato alcuni testi perché ritenuti in violazione della Legge sul libro del 2015, che vieta la diffusione di testi che incitano a razzismo, terrorismo e discriminazione. Tra i 60 libri ritirati, ci sono anche quelli di un editore iraniano il cui stand è stato chiuso.

Secondo Abdelmajid Merdaci, storico e professore all’Università di Costantina, la vera censura però non è questa, ma risiede nella “debolezza della rete di distribuzione e nella concentrazione delle attività nella capitale”, da cui discende l’affluenza record al Salone di Algeri. Una censura, o carenza strutturale, che penalizza i piccoli centri e le periferie.

Comunque, questi dati testimoniano una cosa sola: che quando ci sono manifestazioni culturali come le Fiere del libro, la gente partecipa, e in massa. Anche in quei paesi dove si pensa che la gente non legga.


(la foto in copertina è presa dalla pagina Facebook della Sharjah Book Authority)

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