Una nuova generazione di scrittori libanesi?

Words Without Borders, per chi non lo sapesse, è una rivista online statunitense che si occupa di letteratura internazionale. In questo mese di luglio, hanno deciso di dedicare un focus alla letteratura libanese contemporanea, includendo gli autori più “classici” insieme ad altri autori e tendenze emergenti.

I curatori del numero sono Olivia Snaije, giornalista, critica letteraria e, tra le tante altre cose, esperta di Medio Oriente e Mitchell Albert, editore londinese ed editor per due case editrici che si occupano di saggistica da e su il Medio Oriente. Qualche anno fa i due avevano curato uno splendido testo sul muro di separazione israeliano, che comprendeva foto e testi di autori e artisti palestinesi. Il titolo è Keep Your Eye on the Wall: Palestinian Landscapes, e con il Yalla Film Fest avevamo portato a Lecce nel 2015 una selezione di quelle incredibile immagini.

Ma tornando a WWB. Snaije e Albert hanno scritto un pezzo di introduzione in cui esaminano il panorama della produzione letteraria libanese contemporanea, e dove citano, tra le altre cose, un bellissimo passaggio della scrittrice Hoda Barakat, che riflette sulla scelta dell’arabo come lingua in cui scrivere. Invece del francese, lingua in cui è stata educata.

“I use this beautiful language that I continue to admire and discover the way we discover a space, a country, or a landscape, and it never ceases to astonish me”.

E poi Snaije e Albert ci rivelano un’altra cosa molto interessante: che le nuove generazioni di autori libanesi si sono un po’ ritratte rispetto al racconto di guerra che era stato fatto dalla generazione di quegli autori che quella guerra l’avevano vissuta e poi raccontata. Incessabilmente, instancabilmente, l’avevano narrata, trovando sempre nuove forme, trame, personaggi e storie che però attorno a quella dannata guerra sempre giravano attorno. Perché una guerra durata 15 anni non può non cambiare la percezione della vita e della morte, non può non cambiare il centro del mondo di chi l’aveva vissuta. Quindi raccontarla era un bisogno, un dovere, una necessità storica e civile.

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E però la nuova generazione nata dopo gli anni ’90 sta cercando nuovi temi. Esplora nuove forme artistiche, nuovi linguaggi, come il fumetto, il cinema, la musica e li mescola spesso insieme dando vita a sperimentazioni artistiche interessantissime.

Ma gli scrittori invece, stanno cercando anche nuove storie? È quanto si augura Yasmina Jraissati, proprietaria di RAYA Agency, la principale agenzia letteraria per gli autori che scrivono in arabo, che a Snaije e Albert ha detto di essere interessata a leggere come “questa nuova generazione di autori libanesi vede il proprio Paese”. E, molto, interessati, lo siamo anche noi.

Cliccate qui per leggere il pezzo di Olivia e Mitchell e per leggere gli estratti dei romanzi e graphic novel che compongono il “caleidoscopio” libanese di Words Without Borders.

 

 

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