Nihad Sirees, tra silenzio e rumore in Siria: che surrealismo è questo?

Nihad Sirees a Londra (foto postata su Facebook da PEN)
Nihad Sirees a Londra (foto postata su Facebook da PEN)

Pubblicare questo romanzo è stato un atto pericoloso, ma non ero preoccupato perchè questo è ciò che il mio ruolo di scrittore comporta”. Queste parole coraggiose sono state pronunciate da Nihad Sirees, romanziere e sceneggiatore siriano di Aleppo.

Due motivi per cui ne scrivo: perchè la settimana scorsa su questo blog ho ospitato la recensione di Elogio dell’odio, romanzo di Khaled Khalifa (di origini aleppine anche lui) e nei numerosi commenti è spuntato anche il nome di Sirees, quindi un breve profilo mi sembrava doveroso. Secondo motivo, Sirees è stato da poco a Londra, ospite di alcuni eventi culturali organizzati per celebrare la traduzione in inglese del suo romanzo Il silenzio e il rumore (الصمت والصخب, tradotto da Max Weiss, Pushkin Press, vincitore del Premio Pen “Writing in Traslation” 2013). E l’accoglienza è stata calorosissima.

Nihad Sirees è nato ad Aleppo nel 1950 ed è autore di sette romanzi e di numerose sceneggiature, una delle quali, nel 1998, gli “guadagnò” il diritto ad essere censurato. Dallo scorso anno Sirees vive all’estero, in un esilio auto-imposto dovuto alla situazione politica in Siria. Emigrato prima in Egitto, ora si trova negli Stati Uniti per seguire un International Writers Fellowship alla Brown University.

Edizione originale in arabo
Edizione originale in arabo

Il silenzio e il rumore è stato pubblicato nel 2004, ovviamente non in Siria (Sirees in realtà non ci ha neanche mai pensato di chiedere alle autorità siriane l’autorizzazione alla pubblicazione), bensì a Beirut, dalla famosa casa editrice Dar al-Adab la quale non ha avuto alcuna esitazione nel decidere di pubblicarlo. Il libro poi è arrivato comunque in Siria (diciamo così), per vie traverse e un po’ illegali (diciamo così), smerciato attraverso il confine siro-libanese. Ed è approdato finalmente, dopo 8 anni, anche in traduzione inglese.

La speranza è che qualcuno se ne accorga anche qui in Italia e ce lo traduca. Anche perchè oltre a Ghada Samman (Incubi di Beirut, Un taxi per Beirut), Salwa al-Neimi (La prova del miele), Rafik Schami (Il lato oscuro dell’amore), Samar Yazbek (Lo specchio del mio segreto) e ai poeti Adonis e Nizar Qabbani, sentiamo la mancanza di altre voci dalla Siria (ho scordato qualcuno, vero?).

Ma torniamo a Sirees. Il pubblico londinese ha accolto più che calorosamente il suo arrivo al punto che i biglietti per gli eventi londinesi a cui ha partecipato sono andati esauriti (esauriti!!). Vuoi un po’ perchè la Siria è oggi il fronte caldo delle notizie che arrivano dal Medio Oriente, vuoi anche perchè il libro sembra essere davvero un’ottima prova di narrativa. I critici e i lettori di lingua inglese che lo hanno avuto per le mani ne hanno scritto in termini più che positivi. Marcia Qualey, blogger di Arabic Lit (in English) ha scritto che è un libro bellissimo e assolutamente da leggere.

The Silence and the RoarIl silenzio e il rumore è un romanzo sulla vita sotto e durante la dittatura; è l’affresco vivido di un popolo le cui vite sono dominate dalla paura, ambientato in un paese mai nominato, il cui Leader, il Capo, viene anche nominato con l’appellativo di “Ispiratore della Nazione” e “Bussola dell’ Umanità”. Vi viene in mente qualcuno? A me diversi, in effetti.

Il Rumore del titolo è quello fatto dal regime che, nel giorno in cui il romanzo è ambientato, festeggia i 20 anni di potere attraverso marce, musichette e grida dei supporters scesi in strada a sfilare per dimostrare il loro ardore verso il grande Capo. Il Silenzio è la condizione a cui è stato costretto il giovane eroe del romanzo, lo scrittore Fathi Sheen, “silenziato” dal regime perchè tacciato di anti-patriottismo. Ma il Silenzio, della prigione o della tomba, è anche il destino che aspetta Fathi se sceglierà di opporsi al regime che gli chiede di schierarsi dalla parte della propaganda, dalla parte del Rumore.

“Ogni uomo e ogni donna che saranno sconfitti dalla tirannia smetteranno di amare”, così ha detto Sirees, i cui riferimenti letterari, secondo alcune analisi, sono Kafka e Orwell. Perchè nel libro due sono le armi con cui gli uomini possono sconfiggere la dittatura: il sesso e lo humour, usato per cercare di reagire all’insensata crudeltà del regime al potere. Ed è questo tono, tra il sarcastico e il surreale, la chiave che rende il romanzo così appassionante.

Su un blog che ho letto viene citato il passaggio in cui Fathi si trova davanti ad un medico esausto che, circondato dai cadaveri dei morti durante il corteo sfilato per celebrare il regime, gli chiede: Ti supplico, dammi un nome per quello che sta succedendo qui. – Fathi non può che risponderli: Surrealismo.

Come ho scritto, il paese in cui il romanzo è ambientato non ha nome, ma sembra difficile non fare paragoni con la Siria.

Lo stesso Sirees lo scorso agosto ha menzionato che un diverso tipo di rumore, a cui lui mai avrebbe pensato, sta risuonando nel suo paese: quello dell’artigliera e dei carri armati. “Che tipo di Surrealismo è questo?”.

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Su Arabic Literature (in English) trovate: la copertura dell’evento “Syria Speaks”, del 29 gennaio al Southbank Centre di Londra; un’intervista con l’autore; una recensione-analisi.

Su The National invece, un’altra ottima recensione.

Su The Tanjara, il resoconto dell’evento del 30 gennaio al Waterstones Piccadilly di Londra.

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