Parole chiave (a volte si sceglie la strada più facile)

Come ogni giorno, fra la pagina di un manuale di diritto e il cellulare sintonizzato su Facebook, cerco di tenermi aggiornata su quanto succede in rete. E ieri sono incappata in questo articolo trovato sul portale web Frontiere News dal titolo: Ebla, la yemenita che scrive di eros e Islam. E fa imbestialire i fondamentalisti.

Parole chiave a parte, di quelle che colpiscono in un nanosecondo lo sguardo del lettore accaldato e distratto in un anonimo mercoledì di metà agosto (per dirne un paio: sesso&Islam, sensualità&paesi arabi, fanatismo&veli), sono rimasta un po’ interdetta per alcuni passaggi dell’articolo, fra cui: “Si scoprono così fantasie erotiche di adolescenti velate, che si baciano, fanno sesso e si innamorano esattamente come le donne occidentali”.

Roba che manco se lo Yemen fosse su Marte.

Il libro, anzi per la precisione l’eBook, di cui parla l’articolo, e che ha come titolo L’amore ai tempi di Bin Laden, è ambientato in Yemen ed è stato scritto da Ebla Ahmed, una giovane italo-yemenita, di professione avvocato e giornalista. Su Yalla Italia e Frontiere News Ahmed scrive di Islam, seconde generazioni, politica dello Yemen e costume e società dei paesi arabi. È fidanzata con un giornalista italiano che si occupa di gossip e che ha partecipato al Grande Fratello nel 2007. 

Vi invito a dare uno sguardo al sito della casa editrice che lo ha pubblicato (va specificato che è una casa editrice specializzata in narrativa erotica di viaggio), in cui si riporta uno stralcio del racconto, da cui mi pare di capire che, a voler essere buoni, il romanzetto (poco più di 4.000 parole) è una nuova reinterpretazione del rapporto tra Occidente e Islam riletto in chiave erotico-sentimentale.

Tra l’altro fanno parte integrante del libro alcune immagini definite hot che raffigurerebbero una donna a seno quasi scoperto, foto che sono: “Un evidente segno di ribellione e un modo per combattere la disparità di diritti in paese che – secondo l’autrice – oggi e’ in mano agli integralisti islamici” (art. cit.). In ultimo, la giovane autrice ha raccontato di aver già ricevuto minacce di morte da un gruppo pakistano (?).

Poichè ho già parlato abbondantemente di quanto mi angoscia leggere ogni volta di nuove pubblicazioni che trattano questi argomenti, e dell’angoscia ulteriore che mi prende ogni qualvolta i miei occhi si posano su una copertina di un libro che tratta di Islam/amore/donne in cui viene ritratta una donna col velo, mi fermo qui.

Ognuno può farsi un’idea della questione. Ieri ho condiviso l’articolo sulla pagina Facebook di questo blog e con alcuni lettori abbiamo commentato la notizia, che ho deciso di riportare anche qui per chi se la fosse persa.

Se volete parlarne, vi invito pertanto a farlo anche qui, i commenti sono liberi e fintantochè non sono offensivi verso nessuno, sono ben accetti.

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PS: una postilla per i giovani amici di Frontiere News, sito web dedicato a riportare notizie dalla nostra Italia definita “multiculturale”. Cito dalle dispense del mio professore di World Politics, Franco Mazzei: il multiculturalismo, in quanto mera compresenza di più culture nello stesso territorio, conduce al ghetto, luogo spesso destinato a fomentare vecchi e nuovi odi etnici e culturali. Si può superare il M. promuovendo l’interculturalismo (basato sulla conoscenza e il rispetto reciproco tra universi culturali diversi), che auspica atteggiamenti cooperativi, e non più basati sulla tolleranza.

Qualcuno mi dirà che sono solo parole, ma a volte possono fare la differenza.

PS/2: dalla prossima settimana il blog andrà in ferie. Tornerà i primi di settembre, inshallah.

Buona fine estate a tutti i lettori!

6 commenti

  1. Capisco bene cosa intendi, Islam/eros è ormai una formula di marketing impeccabile, ma non credo che questo multicultural packaging sia appetibile solo per gli italiani, ma anche per gli stessi stranieri in Italia.. Intendo dire che se noi ci siamo abituati ai facili stereotipi – e se ci sono libri, film o altro che ne approfittano in chiave commerciale – è anche per la sostanziale “complicità” di chi, come questa ragazza ad esempio, diventa appunto “multiculturale”, non con uno scopo tanto alto come parlare di “Islam e eros”, ma semplicemente nello scrivere in italiano, pur sentendosi qualcosa d’altro.. insomma, quello che viene definito in fondo al tuo post “interculturalismo”. Secondo me questo interculturalismo esiste già, a seconda delle persone può essere più o meno multiculturale o interculturale, in questo caso magari è semplicemente un interculturalismo al ribasso, dove allo stereotipo della ragazza musulmana di famiglia tradizionale epperò eroticamente attiva (nonché sentimentalmente, a quanto scrivi) si aggiunge quello della ragazza italiana che vuole far la giornalista, col fidanzato ex grandefratellista (sic!) insomma.. mi sembra tutto abbastanza multiculturale, o almeno tutto abbastanza “multi” e magari poco culturale. Ormai tendiamo verso una cultura delle “parole chiave”, dove i discorsi si fanno meno complessi, più corti, più slogan, e magari pure i pensieri si polarizzano, si torna ai buoni contro i cattivi (basti vedere la Siria oggi). Insomma, nell’era dell’abbondanza abbiamo di tutto un po’, proprio come nel multiculturalismo..

    • Non avrei saputo dirla meglio.
      Aggiungerei che sempre più spesso assistiamo ad un basso multiculturalismo, dove basta parlare o scrivere di culturalismo, di culture altre, di noi-voi-l’Altro, di Orienti, e Orientali per essere scambiati per degli esperti e competenti in materia.
      Vorrei che ci fosse più competenza, intelligenza, professionalità e spirito critico per parlare di queste cose.

  2. quindi secondo voi la giornalista italo yemenita ha trovato il suo multiculturalismo fidanzandosi con un ex gf? Grande Analisi da cervelloni.

  3. ma quanto hai ragione Fran, proprio come è stato detto, non si potevano trovare parole più perfette … che triste tutta questa strumentalizzazione di concetti e temi molto più profondi!

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