La prima call di Arabpop. Rivista di arti e letterature arabe contemporanee è finalmente aperta!

Una rivista culturale, di carta e digitale, nel 2021. Può sembrare una follia e invece è la realtà: è il progetto di Arabpop che continua e si trasforma in una rivista di divulgazione sull’arte e la letteratura araba contemporanea.

Si chiama Arabpop. Rivista di arti e letterature arabe contemporanee, è diretta da Christian Elia (già condirettore di Q Code) e della redazione facciamo parte io, Fernanda Fischione, Anna Gabai, Silvia Moresi e Olga Solombrino (tutte già autrici di Arabpop, il libro). Sarà pubblicata da Tamu Edizioni, uscirà a settembre e sì, ci si potrà abbonare.

Abbiamo una grafica molto bella e molto colorata (di cui magari un giorno parleremo, perché pensare un logotipo e un’immagine per una rivista che prima non c’era e che voleva veicolare un certo tipo di messaggio non è stato facile, ma siamo super soddisfatte del risultato) fatta per noi da Greg Olla, una pagina Facebook, un account Instagram (arabpop_larivista), e ancora un sito e il Manifesto, scaricabile in italiano, arabo, inglese, francese e tedesco dove potrete leggere perché è nata la rivista, a chi si rivolge e cosa vorremmo che fosse.

Con grande piacere oggi vi presento quindi la call per il primo numero, che abbiamo deciso di dedicare alla e alle Metamorfosi che il mondo arabo ha vissuto in particolare negli ultimi dieci anni dall’inizio delle rivoluzioni. Metamorfosi, mutazioni, trasformazioni, cambiamenti, in campo letterario, artistico, sociale: cerchiamo articoli, reportage, immagini, illustrazioni e soprattutto traduzioni e/o originali di poesie, estratti di romanzi, saggi brevi, recensioni di libri, film, album musicali. Non c’è limite se non nel tema del numero.

Qui potete leggere il testo integrale della prima call, che è disponibile anche in inglese, arabo, francese e tedesco. C’è tempo fino al 30 aprile per inviarci le vostre proposte in forma di abstract all’indirizzo email redazione [at] arabpop.it. E vi aspettiamo, con piacere.

(Forse non è un caso che questo progetto abbia visto la luce in questo anno buio e tormentato: io lo intendo come una forma di resistenze culturale di fronte alle macerie di un mondo che prima o poi dovremo ricostruire e allora perché non ricominciare subito con qualcosa di vivo, creativo, originale)

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