“Gaza Mon Amour”, “Nardjes A.” e gli altri film del MedFilm Festival

Con un po’ di ritardo, vi parlo di alcuni dei film che ho visto durante il MedFilm Festival, che si è concluso pochi giorni fa.

Erano tantissime le opere in concorso, tra cortometraggi, lungometraggi e documentari: particolarmente notevole è stata la retrospettiva dedicata al cinema algerino, che mi ha molto sorpresa. Non mi aspettavo infatti di venire a conoscere un cinema così intimo, delicato e poetico: i film e corti selezionati per lo speciale Algeria mi sono sembrati come dei piccoli acquerelli impressionisti, dandomi l’impressione di una cinematografia matura, profonda e ricca.

Ho trovato molto interessante Le jours d’avant,di Karim Moussaoui), la storia di due giovani che durante il decennio nero algerino provano a essere dei normali adolescenti, mentre Algeri e l’Algeria sprofondano in un buco nero. Molto toccante è il corto La petite di Amira-Géhanne Khalfalla, su una bambina che in un’oasi nel deserto algerino scopre un paese dove tutti gli abitanti adulti sono diventati ciechi in seguito al test nucleare francese noto come Gerboise Bleue, realmente avvenuto nel 1960. Tragicomico infine Mollement, un samedi matin, di Sofia Djama. (Ne ho visti altri, ma verrebbe un elenco molto lungo: in sintesi, mi ha colpita favorevolmente che la selezione fatta fosse di film più intimisti e meno “politici” rispetto a quanto mi sarei aspettata)

Tra i lungometraggi, ne ho amati due in particolare: il film Gaza Mon Amour, dei fratelli palestinesi Arab e Tarzan Nasser, presentato alla Biennale di Venezia 2020, e il documentario algerino Nardjes A., del regista brasiliano Karim Ainouz, presentato in anteprima mondiale alla Berlinale 2020 nella sezione Panorama.

Gaza Mon Amour (Palestina, Francia, Germania, Portogallo, Qatar, 2020) racconta la storia d’amore di un pescatore 60enne di Gaza di nome Issa, che di notte va in mare a pescare il pesce che poi rivende al mercato. Innamorato di Siham, una sarta divorziata interpretata dalla star palestinese Hiam Abbas, che lavora in un negozio vicino al suo, una notte nella sua rete si impiglia un’antica statua dedicata ad Apollo. La porta a casa per capire cosa farne, ma non ha fatto i conti con Hamas, che lo spedisce in carcere più di una volta e gli sequestra la statua, senza bene sapere che farne.

Issa però non demorde e nonostante le interruzioni di Hamas e nonostante la contrarietà della sorella nubile che gli presenta altre donne in sostituzione di Siham, decide di chiedere in sposa la donna che ama.

Sullo sfondo c’è la difficile vita dei palestinesi di Gaza, dove i giovani vogliono emigrare in Europa e incolpano la generazione dei loro padri di non aver fatto abbastanza, e i rappresentanti di Hamas che vengono presi in giro per la loro ignoranza e supponenza. Una Striscia dove un insolito e ironico amore “over” sbaraglia tutte le difficoltà: a partire dalle convenzioni sociali per finire alla politica, che dovrebbe aiutare i cittadini di Gaza ma che invece fa di tutto per amareggiare anche le loro più piccole vittorie quotidiane.

Gaza Mon Amour è un film tenero e delicato, arricchito da una bellissima fotografia e da una colonna sonora che rende elegante ogni scena. Un film che dovrebbe essere proiettato non solo nei Festival, ma anche nelle sale cinematografiche italiane, non appena riapriranno.

I gemelli Arab e Tarzan Nasser hanno dedicato il film al padre, Issa, che è stato il primo a dar loro i soprannomi che li hanno resi celebri in tutto il mondo. Nati nel 1988, l’anno dopo della chiusura dei cinema a Gaza, da subito hanno manifestato una grande passione per il cinema pur non essendo mai stati in un teatro per vedere i film. La passione li ha poi portati a diventare registi: nel 2013 il loro Condom Lead è stato il primo corto palestinese a essere selezionato in concorso ufficiale a Cannes; nel 2015 Dégradé viene selezionato alla Semaine de la Critique a Cannes. A proposito di Gaza Mon Amour, a Venezia i due registi hanno detto:

Con questo film, come con il precedente lavoro, cerchiamo di offrire uno sguardo sulla vita quotidiana di questa piccola striscia di terra chiamata Gaza. È un luogo strano, in cui le situazioni più semplici possono rivelarsi estremamente complicate. Sebbene alle prese con questa situazione cupa e sconfortante, il nostro protagonista vede la vita sotto una luce diversa. A dispetto delle tradizioni conservatrici del suo Paese, della sua età e degli infiniti problemi politici, Issa è un romantico e difende il diritto di amare, che fa di lui un vero resistente. Per quanto il tono del film possa essere percepito come buffo, cupo o, talvolta, perfino amaro, è soprattutto tenero e malinconico, come Issa e Siham. A volte le storie più belle sono le più semplici.


Nardjes A. (Algeria, Francia, Germania, Brasile, Qatar, 2020) è invece il racconto di un giorno delle proteste (chiamate Hirak, movimento) che dal febbraio 2019 scuotono l’Algeria, viste tramite gli occhi di Nardjes, giovane attivista in prima fila nelle manifestazioni.

Lo smartphone del regista la segue durante la Giornata della Donna, l’8 marzo 2019, mentre esce di casa per andare a manifestare lungo le vie eleganti e imponenti del centro di Algeri (a proposito, ma che bella Algeri la bianca), letteralmente invase da un fiume di manifestanti.

Donne, uomini, giovani, bambini, anziani, donne col velo e donne senza: decine di migliaia di persone nel 2019 hanno chiesto che il presidente Bouteflika non si candidasse per il quinto mandato consecutivo alle elezioni presidenziali e che il regime al governo nel paese dal 1999 lasciasse la presa sul paese. I manifestanti sono riusciti a impedire che Bouteflika partecipasse alle elezioni (anche perché l’anziano presidente algerino era praticamente scomparso dal 2013, anno in cui ebbe un ictus che lo ridusse in stato semi-vegetativo), ma non a scalfire del tutto l’apparato di potere, che è riuscito a far eleggere comunque un suo rappresentante, l’attuale presidente Abdelmejid Tebboune, fortemente contestato dalla piazza. Quella piazza raccontata dal regista Karim Ainouz che è colorata, vivace, gridata, silmiyya, pacifica. I manifestanti e attivisti incontrati da Nardjes urlano a squarciagola gli slogan delle proteste, se li disegnano addosso o sulla bandiera algerina sfoggiata sulle spalle o che avvolge il corpo, a mò di coperta protettiva. A sera, gli amici di Nardjes si incontrano nel loro ristorante preferito e commentano le novità della giornata. Fanno anche i conti, però, con chi è stato ferito o arrestato dalle forze di sicurezza. Secondo l’organizzazione per la difesa dei prigionieri, sono circa 60 le persone arrestate per aver sostenuto il movimento Hirak, tra cui i giornalisti Abdelkrim Zeghileche e Khaled Drareni, quest’ultimo condannato a due anni per “minaccia all’integrità del territorio nazionale” e “istigazione a manifestazione non armata”.

Queste piazze raccontate da Karim Ainouz sono la migliore risposta a chi ha sempre creduto che l’Algeria fosse il gigante immobile, il bastione inamovibile del Nord Africa.

I PREMI DEL MEDFILM FESTIVAL 2020

Gaza Mon Amour ha vinto il MedFilm Festival 2020, aggiudicandosi il “Premio Amore e Psiche” del concorso ufficiale.

Nardjes A. ha vinto il “Premio Diritti umani Amnesty International”.

La petite ha vinto il “Premio Methexis”, assegnato dalla giuria del concorso internazionale cortometraggi e il “Premio UniMed” per il miglior cortometraggio sul dialogo interculturale, assegnato dalla giuria interuniversitaria.

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