Una recensione di “La vecchia signora del riad”, di Fouad Laroui

Io ho un sogno: più romanzi di Fouad Laroui per tutti. In questi giorni di quarantena, ansie, e varie e innumerevoli paranoie mentali, l’unica cosa che mi ha risollevato il morale è stata la lettura di La vecchia signora del riad, ovvero l’ultimo romanzo di Laroui ad essere pubblicato in italiano, sempre con l’ottima traduzione di Cristina Vezzaro (da leggere la sua Nota sulla traduzione a fine libro) e sempre per le ottime edizioni Del Vecchio.

La prima parte del libro – che in Francia è uscito nel 2011 – è spassosissima, al punto che ho consigliato a tutti di leggerlo perché si tratta di un libro estremamente ironico e divertente. Poi ad un certo punto arriva il twist della trama che non ti aspetti e lo scrittore ti catapulta all’improvviso dentro un romanzo storico, che se la storia ce l’avessero raccontata così a scuola oggi saremmo tutti degli storici in erba e forse non saremmo così smemorati sul nostro passato. Il finale ha un bellissimo colpo di scena e viene suggellato da una morale che l’autore infila lì così, di soppiatto, che neanche te ne rendi conto.

Anche questa fatica letteraria di Laroui ha come tema l’incontro tra la Francia e il Marocco, le sue due patrie: Cécile e François, una coppia di Parigi, stanca e annoiata della propria vita nella capitale francese, decide di mollare tutto per andare a compare un riad a Marrakesh, in Marocco, senza sapere assolutamente nulla né della città e né del paese nordafricano. Sono pieni di pregiudizi e stereotipi sui marocchini e non conoscono assolutamente nulla né della storia del Marocco, né delle usanze dei suoi abitanti. Per acquistare il riad, si affidano ai servigi di un semsar, un mediatore, che ha studiato il francese su dei vecchissimi libri di storia e parla come un libro stampato, storpiando a tal punto la lingua di Voltaire da essere completamente incomprensibile (ma irrimediabilmente comico).

– Senta Monsieur Benoit, lei ci ha venduto questa casa…

La, la, principessa. L’ì la famiglia Dadouch chi vi ha vinduto la loro ancistrale dimora. Io ho solaminti unto l’ingrassaggio. Sono il semsar, niente più!

Superata questa barriera linguistica, la coppia si ritrova padrona di un bellissimo e ameno riad marrakchi in rue du Hammam, in pieno centro. C’è l’albero di melangolo, il buh, le mattonelle zellij, il cortile arioso e profumato. C’è tutto, forse anche qualcosa di troppo: in una delle stanze remote della casa, infatti, la coppia fa una scoperta imprevista: si tratta di una vecchissima donna, dalla presenza impalpabile e misteriosa. È forse uno spettro o una donna reale?

Per risolvere il mistero, che sta mandando ai matti la coppia francese tutta raziocinio e illuminismo, arriva un gentile ma altrettanto misterioso vicino: è Mansour Abarro, un giovane professore di storia marocchino. E qui arriva anche la svolta nella trama: è questo ironico personaggio che trasporta i due parigini e noi lettori tra le pieghe di una pagina di storia marocchina sconosciuta, quella della lotta per l’indipendenza contro la Spagna combattuta dai miliziani berberi del Rif al comando del valoroso Abdelkrim, le cui gesta nel Marocco settentrionale furono talmente eroiche da essere omaggiate da Ho Chi Minh, Che Guevara e Mao.

Abdelkrim sulla copertina del Time nel 1925 (fonte: Wikipedia)

In piena guerra coloniale scatenata dagli europei, negli anni ’20, in poche settimane Abdelkrim con i suoi uomini sbaraglia le truppe spagnole nella storica battaglia di Anoual e fonda una Repubblica indipendente del Rif, che fa invidia al sultano del Marocco. È un vero leader, amato dal suo popolo, una leggenda: al contrario del sultano, che si fa aiutare dalla Francia per sconfiggerlo, aderendo alla lettera al diktat coloniale del divide et impera. Ancora oggi il Rif è la regione più ribelle e indipendentista del Marocco, ancora oggi vessata e perseguitata dalle attuali autorità dell’ex impero sceriffiano.

Il protagonista di questo pezzo di storia, il giovane Tayeb, legato misteriosamente alle sorti del riad, finirà i suoi giorni da solo, in un lembo di spiaggia, tra il mare e la terra. Così come aveva fatto l’ingegner Sijilmassi, del precedente romanzo di Laroui uscito in italiano nel 2019: due eroi tragici e romantici, vittime entrambi di una forse mancata integrazione e comprensione tra europei e marocchini.

L’unica controindicazione di questo bellissimo libro è che una volta finito vi verrà voglia di tornare o visitare il Marocco subito: peccato che in questo momento storico non si possa fare. Tenete quella voglia per voi e appena potremo tornare a viaggiare, ritiratela fuori dal cassetto. Chissà che non ci sia un riad misterioso ad aspettarci da qualche parte, pronto a rivelarci un altro pezzo di storia marocchina ancora sconosciuto.

Ps – dedico questa lettura ai due mesi estivi che passai a Tangeri qualche anno fa. Anche allora si parlava moltissimo dei tanti italiani e francesi che compravano antichi riad nei quartieri storici di Tangeri, Marrakech e Fès per trasformarli in dimore di lusso, alberghi o ristoranti. La lettura mi ha riportato alla mente questo ricordo.


La vecchia signora del riad è il nuovo romanzo del book club della Libreria Griot in collaborazione con Editoriaraba. Avete tempo fino al 21 novembre per leggerlo: il book club sarà in versione fisica e online, così che possa partecipare anche chi non vive a Roma. E avremo come ospite la traduttrice Cristina Vezzaro, quindi non potete mancare!

7 commenti

  1. preso (anche se la versione in francese, su kobo c’era l’offerta…), anche se leggerlo quando dovrei essere proprio lì (e non solo in Marocco, proprio nel Rif…) sarà un mescolarsi di sensazioni belle e… meno belle.
    Ho anche desideri contrastanti rispetto ad un incontro in “presenza”, per come stanno andando le cose… vedremo, inch’Allah…

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