Una detective story a Gaza: “Scomparso” di Ahmed Masoud

Questa è la recensione di “Scomparso” romanzo di Ahmed Masoud pubblicato da Lebeg edizioni con la traduzione dall’inglese di Pina Piccolo.

Quando suo padre Mustafa scompare, Omar Ouda ha poco più di 6 mesi. Vive nel campo profughi di Jabaliya, nella Striscia di Gaza. Sono gli anni ’80, prima della prima Intifada (1987): Gaza è controllata dagli israeliani, che hanno una delle loro sedi proprio nel campo di Jabaliya, dove vivono le famiglie palestinesi scappate nel 1948, quando il neonato stato israeliano costrinse alla fuga decine di migliaia di palestinesi che divennero profughi sulla loro stessa terra. Molti di loro si riversarono nella Striscia in accampamenti di fortuna, poi diventati di cemento, quindi case.

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La vita nel campo è dura per Omar, senza padre. Di lui ha solo quello che gli ha raccontato suo madre – donna ostinata e ribelle – e lo zio Attiya, fratello maggiore di suo padre, che si comporta in modo violento contro il nipote e tratta da serva la cognata. E poi Omar ha una foto del padre, che lo ritrae da giovane, con le spalle larghe e i riccioli neri, che il piccolo guarda prima di addormentarsi cercando in lui i suoi lineamenti. Ha meno di 10 anni quando decide di mettersi alla ricerca del padre, aiutato dal fidato amico Ahmed: due giovani investigatori in erba, che iniziano ad interrogare le persone del campo per capire che fine abbia fatto Mustafa Ouda. È stato rapito dagli israeliani? È finito nel mezzo di una faida tra fazioni palestinesi? È scappato dalla moglie amata e dal figlioletto in fasce? Perché la madre e lo zio sono reticenti nel raccontare gli eventi prima della scomparsa? Cosa nascondono?

Sulle tracce del padre svanito nel nulla Omar incappa negli scarponi degli israeliani, che lo incastrano costringendolo a diventare – suo malgrado – un loro informatore, con la promessa di dargli le informazioni sul padre. Omar non può ribellarsi, viene addirittura abusato da un generale israeliano, e vive questa sua nuova veste come un tradimento del suo popolo. Contribuisce all’arresto di diversi membri della resistenza palestinese e la vergogna di aver aiutato il nemico israeliano lo fa ammalare. La vita di Omar è ricca di colpi di scena: da informatore diventa un combattente per la resistenza ed entra nell’ombra, aiutando i fedayyin a sferrare attacchi contro l’occupante israeliano.

Sullo sfondo gli passa accanto la prima Intifada, a cui partecipa, e poi gli accordi di Oslo del 1993, che portano alla fine (ma solo sulla carta) dell’occupazione israeliana nella Striscia. Sembra la fine di un incubo: Arafat sbarca con l’elicottero a Gaza e Omar e Ahmed sono lì ad accoglierlo festanti come tutti i palestinesi. La resistenza inizialmente si sfalda, Arafat promette un periodo di pace per tutti i palestinesi grazie alla nascita dell’Autorità Nazionale Palestinese e Omar entra in Fatah, il braccio politico dell’ANP. Le due anime della resistenza – quella politica e quella militante – entrano in conflitto quando diventa evidente che l’ANP è incapace di contrapporsi davvero agli israeliani ed è costretta a combattere i palestinesi che si oppongono agli Accordi di Oslo. Per Gaza e i suoi abitanti significa piombare di nuovo nell’incubo. Ma la ricerca di Omar di suo padre continua e condurrà il lettore ad un finale sconvolgente, in un crescendo di colpi di scena, azione e ritmo.

Scomparso è un romanzo diverso sulla questione palestinese: la trama della sparizione del padre e della ricerca di questo, che insieme al finale fanno di Scomparso una sorta di detective story, non è solo un pretesto narrativo. Ahmed Masoud, autore e regista palestinese che vive nel Regno Unito, ha molto talento nel far coniugare le vicende storiche di Gaza con quelle personali del protagonista del romanzo. Il lettore non ha mai la sensazione di un intento didascalico da parte dell’autore e questo è senza dubbio un pregio per questo romanzo, che scorre facilmente anche grazie ad una traduzione altrettanto scorrevole. La voce narrante, quella di Omar, non è mai querula: gli abusi subiti da Omar bambino sono raccontati in modo drammatico ma non sensazionalistico e il lettore partecipa con dolore misto ad emozione alla tragedia del piccolo protagonista.

Il finale rimane aperto e uno si augura che Omar da grande sia riuscito a recuperare il senso della sua vita, riannodando tutti i fili perduti.

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