Essere un editore e libraio in Libia, oggi

Essere un editore e un libraio in Libia non è affatto semplice ora. Né, a dirla tutta, lo è stato negli ultimi 60 anni. A raccontarlo sul numero di autunno di Index on Censorship (l’articolo, a firma di Charlotte Bialey, è stato ripreso da Literary Hub) è Ghassan Fergiani, erede di una famiglia di librai ed editori di Tripoli.

10448203_479026235561188_8078541832993217364_nSuo padre, Mohammed Fergiani, aprì le prime librerie a Tripoli nel 1952 e qualche anno dopo fondò la casa editrice Dar Fergiani. “Nel periodo post indipendenza, [Mohammed] poté godere di una relativa libertà nel pubblicare e vendere i suoi libri”.

Poi però arrivò Muammar Ghaddafi, che lanciò la sua “rivoluzione culturale”, pubblicò il suo Libro Verde e non ci fu più posto per l’editoria indipendente non asservita al pensiero unico del regime. Nei tardi anni ’70, le autorità libiche confiscarono tutta l’attività di Fergiani, sia le librerie che la casa editrice. La paura di essere ucciso costrinse Mohammed Fergiani a lasciare Tripoli e la Libia.

Fergiani si trasferì a Londra dove aprì la casa editrice Darf Publishers, ancora attiva, che pubblica libri in inglese sulla Libia, il Nord Africa e il mondo arabo in generale.

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Alcuni dei titoli di Darf Publishers

Quando però, nel 2011, scoppiò la rivoluzione libica, Mohammed Fergiani pensò che fosse giunto il momento di tornare in Libia e riaprire le librerie e Dar Fergiani. E così fu, racconta Ghassan. In Liba a quel tempo, dopo decenni di dittatura, era tutto un proliferare di attività culturali, nascevano riviste, veniva alla luce un nuovo giornalismo indipendente. E i Fergiani riuscirono a pubblicare e vendere i libri di fiction, nonché anche testi critici verso il regime di Gheddafi, che andarono a ruba.

Durò poco. Poi arrivarono le milizie, una nuova legge sulla censura e il caos generale: il potere in Libia attualmente viene rivendicato da tre governi, ma sono le milizie armate (islamiste e non) che dettano legge. E ognuna di esse, racconta Fergiani, ha un suo modo di concepire quale siano i libri da leggere e non leggere.

Nel febbraio 2017, un camion di libri che viaggiava da Tobruk a Bengasi, nell’est della Libia, fu confiscato da una milizia salafita e il suo carico venne bruciato. Tra i testi, c’erano anche le opere di Paolo Coelho, Dan Brown e Friedrich Nietzsche. (Questo episodio è stato raccontato dal regista libico Khalifa Abo Khraisse su Internazionale).

Oggi in Libia è diventato complicatissimo comprare romanzi, la letteratura straniera che potrebbe essere pubblicata in arabo incontra difficoltà insormontabili sotto forma di censura, e i libri che per miracolo riescono ad essere pubblicati e a girare per le città libiche, subiscono tagli e processi alle intenzioni (ve lo avevo raccontato qui).

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Una delle ultime pubblicazioni di Darf Publishers

Dar Fergiani a Tripoli però è rimasta attiva e aperta durante la guerra civile, così come le tre librerie. Nonostante i dipendenti siano stati arrestati in diverse occasioni e liberati solo dietro lunghe negoziazioni.

Ghassan Fergiani, che lavora tra Londra e Tripoli, ha chiesto all’intervistatrice di non chiedergli perché ancora crede in questo lavoro, nonostante tutto. Sollecitato dalla giornalista, ha alla fine risposto: “In quanto editore e libraio, il tuo  interesse è promuovere un certo tipo di libri. Vuoi che le persone siano esposte a idee diverse”.


Per leggere l’articolo originale completo cliccate qui: The Libyan bookshops staying open through civil war.

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