Impressioni (e qualche critica) dall’ultima Fiera del Libro di Amman

Annamaria Bianco, storica amica e collaboratrice di editoriaraba, nonché esperta e lettrice di letteratura araba contemporanea, qualche giorno fa ha visitato la Fiera del Libro di Amman, in Giordania, città dove al momento vive per lavoro. Tra una sovrabbondanza di libri religiosi e accademici e qualche gradita sorpresa che ha anche a che fare con l’Italia, ha scritto per il blog le sue impressioni, non risparmiando qualche (giusta) critica agli organizzatori.

Testo e foto di Annamaria Bianco da Amman, Giordania

Nella capitale del Regno hashemita di Giordania si è appena conclusa la Fiera del Libro di Amman, che si è tenuta dal 5 al 14 ottobre.

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La fiera, giunta alla sua diciassettesima edizione, è stata voluta e ideata dall’Unione degli editori giordani e ha cambiato varie location nel corso degli anni, finendo per essere ospitata nei locali dell’International Motor Show, che si trova vicino al ministero degli Affari Esteri.

Lo spazio è effettivamente molto grande e ha permesso agli stand di aumentare di numero, ma l’impianto di illuminazione non è il massimo e il susseguirsi di Corani e testi religiosi fra una casa editrice e l’altra non aiuta il visitatore ad orientarsi granché, specie se alla ricerca di titoli non mainstream.

Dal punto di vista organizzativo, del resto, la fiera non è stata organizzata poi così bene: il programma online è apparso sui social solo pochi giorni prima dell’evento e molti degli scrittori che hanno partecipato a sessioni firma autografi non erano stati segnalati.

Per avere informazioni sulla presenza di Ibrahim Nasrallah e Amjad Nasser – due dei più importanti scrittori giordani viventi – bisognava tenere d’occhio le loro pagine Facebook, ad esempio. Di Nasrallah, fra l’altro, non ho intercettato neppure un titolo vagando fra gli stand, dove troneggiavano le pubblicazioni del ministero e dei circoli culturali locali, tra qualche best-seller del controverso Ayman al-Otoum, che nel 2016 ha scontato diversi mesi di carcere per insulto alla morale religiosa.

In effetti, nella giornata di venerdì 6 ottobre, ad un panel cui hanno presenziato esponenti dell’Unione degli editori giordani ed altri emiratini, ospiti d’onore di quest’edizione, i primi non hanno nascosto che il Paese è specializzato nella pubblicazione di titoli accademici e hanno anzi dimostrato una certa fierezza nell’essere produttori di ”sapere” e “conoscenza” in lingua araba, in un mondo dominato dall’anglofonia. Dal talk è emersa una volontà di collaborazione con gli Emirati, specie sul profilo della letteratura per l’infanzia.

Ai più giovani è stata indubbiamente dedicata un’importante attenzione: molte le case editrici specializzate nella letteratura per i più piccoli (quasi assenti i testi per gli young-adult, invece) e ogni mattina sono state organizzate per loro attività e incontri, compresi workshop di scrittura creativa.

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Pochi i titoli di scrittori fuori dal coro. Un caso eclatante è stato quello siriano: le case editrici presenti non lasciavano emergere traccia di alcun impegno politico o sociale. Qualche antologia di poesia d’amore, ma nulla più. Non è mancato il consueto altarino dedicato al poeta palestinese Mahmud Darwish, mentre la casa editrice libanese Dar al-Adab, con dei titoli provenienti un po’ da tutto il mondo arabo,  aveva uno spazio veramente irrisorio.  

Non piccolo era invece – inaspettatamente – lo spazio della casa editrice al-Mutawassit, che ha sede a Milano e che, oltre a pubblicare autori come l’iracheno Hassan Blasim e altri siriani, fra racconti, poesie e romanzi si dedica anche alla traduzione in arabo di opere della letteratura internazionale, come Marx e Alessandro Baricco. Il direttore è Khaled Soliman al Nassiry, uno dei registi e protagonisti del famoso documentario Io sto con la sposa.

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Per restare in tema traduzioni, l’autrice più gettonata fra i titoli stranieri è stata indubbiamente la turca Elif Shafak.

Non ho purtroppo potuto prendere parte a discussioni e seminari interessanti come quella presieduta da Basma al Nsour sul “Dramma arabo e la trasformazione politica” o alla serata di poesia dell’8 ottobre, che ha visti partecipi Suleiman Aldreesi (Marocco), Aisha Al-Saifi (Oman), Aboud al-Jabri (Iraq), Mahmoud Abu Al-Haija (Palestina) e Maryam Sharif (Giordania) o ancora al simposio sulla libertà di stampa e il copyright a cui ha presenziato Elyas Farkouh, short-list dell’IPAF 2008 con il suo Ard al-Yambus (La terra del purgatorio), ma, nel complesso, devo dire che il mio giro alla fiera del libro di Amman non è stato poi così entusiasmante. Spero in edizioni future migliori.

Interessanti sono i consigli di lettura che sono emersi da media locali come 7iber : l’evergreen Hoda Barakat con “Mio signore e amore mio”, Olivier Roy con “Islam e laicismo”, Hannah Arendt con “Le origini del totalitarismo”, Nietzsche con “Il caso Wagner”, “Mia zia Safia e il monastero” dell’egiziano Bahaa Taher, “La danza dell’ultimo abito rosso” (una storia degli ultimi sette secoli di Iraq fra vestiti  e danze) di  Ali Abdul Amir, ed altri testi di architettura e scienze, che pure non mancavano fra le file della non-fiction.

 

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