Un romanzo dell’Oman ha vinto il Man Booker International Prize

Il 22 maggio scorso, l’autrice dell’Oman Jokha al-Harthi e la sua traduttrice inglese Marilyn Booth hanno vinto il Man Booker International Prize per il romanzo Sayydat al-Qamar/Celestial Bodies (Sandstone Press).

Si tratta della prima volta che un romanzo tradotto dall’arabo vince il prestigioso premio (fratello del Man Booker Prize), che omaggia la letteratura internazionale in traduzione inglese.

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È la prima volta anche per la letteratura dell’Oman, che un po’ come tutte le letterature del Golfo ancora non aveva mai fatto un vero e proprio debutto sulla scena internazionale, nonostante negli ultimi anni siano fioriti i premi letterari ideati, prodotti e organizzati proprio nel Golfo.

Sayydat al-Qamar/Celestial Bodies (in italiano Sayydat al-Qamar/ سيدات القمر vuol dire “Le signore della luna”) ha vinto non solo per l’originalità del tema trattato e la bellezza della trama, ma anche per l’eleganza e la raffinatezza della sua traduzione.

Il romanzo, pubblicato in arabo nel 2010 e tradotto in inglese nel 2018, racconta la storia di una famiglia dell’Oman seguendone le vicende nell’arco di tre generazioni, dal 1880 ad oggi. Le tre “signore” del titolo originale sono tre sorelle: Mayya, Asma e Khawla le quali, insieme alle loro famiglie, vedono il proprio paese evolversi da una società tradizionale e dove la schiavitù era ancora legale (fu abolita solo nel 1970), passare per il colonialismo britannico per poi diventare Stato indipendente nell’età contemporanea. Sayydat al-Qamar è “una storia di formazione di un paese, l’Oman, attraverso il prisma narrativo di una famiglia, e delle perdite e degli amori dei suoi protagonisti”. Marcia Lynx Qualey di ArabLit lo aveva recensito sul quotidiano online degli Emirati The National poche settimane prima della vittoria.

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Jokha al-Harthi, classe 1978, è già autrice di due raccolte di racconti brevi, un libro per bambini e tre romanzi. Ha un dottorato in poesia araba classica ottenuto presso l’Università di Edimburgo e insegna all’Università Sultan Qaboos a Mascate. Suoi lavori sono stati già tradotti in inglese, tedesco, coreano e serbo.

Questo 2019 è senza dubbio l’anno delle autrici donne per quanto riguarda la letteratura araba: soltanto un mese fa la scrittrice libanese Hoda Barakat aveva vinto il Premio internazionale per la Letteratura araba 2019 (IPAF) ad Abu Dhabi per il suo romanzo Barid al-Layl. La buona notizia è che questo romanzo è in corso di traduzione per La nave di Teseo e dovrebbe uscire entro il 2019. Sarà così anche per Sayydat al-Qamar?

 

2 commenti

  1. Ciao Chiara, grazie per la segnalazione :) Mi auguro con tutto il cuore che “Sayydat al-Qamar” venga proposto ai lettori italiani, la trama mi affascina moltissimo e non ho mai letto nulla sull’Oman :) A presto, Claudia

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