Il programma “arabista” del Festivaletteratura di Mantova 2017

La vostra blogger preferita (come chi? io, no?) si è spulciata per bene il programma del prossimo Festivaletteratura di Mantova (6-10 settembre 2017) alla ricerca degli incontri con gli autori arabi/di origine araba che sono stati invitati quest’anno, e di cui vi avevo parlato qui. Quindi eccolo qui di seguito*, giorno per giorno. Buona lettura!

Mercoledì 6 settembre, ore 18.30

Faraj Bayrakdar con Elisabetta Bartuli ed Elena Chiti

LA LIBERTÀ CHE È IN NOI PIÙ FORTE

Faraj Bayrakdar è uno degli intellettuali di riferimento dell’esilio siriano e dell’opposizione al regime di Assad. Arrestato già più volte negli anni Settanta per aver pubblicato alcuni giovani poeti siriani, nel 1987 entra in carcere per la sua attività politica e vi resta per quattordici anni. La sua produzione poetica nasce nelle condizioni estreme della prigionia, nel disperato tentativo di resistere alla tortura, all’isolamento, all’annientamento della propria dignità. I suoi componimenti abbandonano presto l’espressione più acerba del rancore per raggiungere un lirismo più alto, figurato, potente: “pian piano mi sono accorto che la poesia è per me il più bel volo della libertà. È l’esercizio più pieno della libertà e, insieme, è qualcosa che non può essere imprigionato”. A conversare con l’autore de Il luogo stretto sono la sua traduttrice, Elena Chiti, ed Elisabetta Bartuli, esperta di letteratura araba.

Giovedì 7 settembre, ore 21.00

Wajdi Mouawad con Raffaele Cardon

OK. E ALLORA?

Libanese di origine, canadese di adozione, Wajdi Mouawad è uno degli autori più interessanti sulla scena contemporanea per la sua capacità di usare una varietà di registri espressivi messi al servizio di uno sguardo sul mondo originale e di grande immaginazione. Mouawad si forma come attore ma ben presto si dedica alla scrittura drammaturgica, alla regia e al cinema, con due incursioni nella letteratura romanzesca: lo straordinario Anima e Il volto ritrovato, recentemente tradotto, che hanno ricevuto numerosi premi internazionali. Al centro della sua poetica gli interrogativi sulla tragedia dell’individuo esposto alla violenza, la perdita progressiva di senso etico, estetico ed esistenziale, e la centralità e l’importanza della parola. Festivaletteratura ospita la prima mise en espace italiana del suo Assetati (vedi evento 209) un testo esemplare per avvicinarsi all’universo immaginativo di questo autore.

Venerdì 8 settembre, ore 11

Hisham Matar con Carlo Annese

L’ASSENTE-PRESENTE

Nel giugno del 1996 le autorità libiche, sotto il comando di Mu’ammar Gheddafi, giustiziarono 1270 prigionieri politici detenuti nel carcere di Abu Salim, a Tripoli. Tra queste persone c’era – probabilmente – anche Jaballa Matar, militare, diplomatico e leader dell’opposizione al regime. Ma proprio quel “probabilmente” che lascia spazio alla speranza ha spinto il figlio, Hisham Matar, a tornare in patria dopo quasi trent’anni di esilio nell’estremo tentativo di scoprire la verità sulla sorte dell’uomo che lui chiama “l’assente-presente”. Nato a New York da genitori libici, l’autore di Nessuno al mondo e Anatomia di una scomparsa ha così visitato i luoghi di una memoria privata e al contempo collettiva, fardello di una nazione, in un viaggio di ricerca che si interseca con le vicende libiche del ventesimo secolo. Usando la penna come un’arma, contro un Paese in cui la dittatura ha imposto la riscrittura della Storia, Matar ha elaborato un diario, che quest’anno ha vinto il Pulitzer per la sezione “Biografia e Autobiografia” (Il ritorno. Padri, figli e la terra fra di loro). Lo incontra il giornalista Carlo Annese.

SPECIALE CINEMA – 8 settembre ore 15.00 (in replica il 9 settembre alle 17.15)

Pagine Nascoste

UN ASSIÉGÉ COMME MOI di Hala Alabdalla | Francia, 2016, 93’

Presenta il film Elisabetta Bartuli, esperta di letteratura araba.

Anteprima italiana

L’editore siriano Farouk Mardam-Bey ha dedicato la vita a far conoscere la poesia e il pensiero arabi contemporanei: esule in Francia da molti anni, dirige la collana Sindbad della casa editrice Actes Sud, grazie alla quale autori come Mahmoud Darwish sono stati scoperti e apprezzati in Europa. È anche autore di opere storiche, politiche e letterarie, oltre che esperto dell’arte culinaria del suo Paese. Ed è proprio durante una cena, per la quale riunisce intorno a un tavolo scrittori e intellettuali, che si sviluppa un dialogo difficile e appassionato sulla Siria e il Medio Oriente, tra uomini e donne che instancabilmente cercano di costruire ponti tra l’Europa e mondo arabo, che hanno scelto di combattere non con la violenza, ma con la cultura.

Venerdì 8 settembre, ore 19:15

Shukri al-Mabkhout con Elisabetta Bartuli

LA PRIMAVERA DI TUNISI

Il fermento rivoluzionario diffusosi nella Tunisia urbana nel corso del 2011 ha acceso in Shukri al-Mabkhout la scintilla per raccontare “un recente periodo della storia del Paese, le cui paure, cambiamenti e conflitti erano simili a quelli di cui era testimone: il periodo di transizione dal regno di Bourghiba a quello di Ben Ali”. L’accademico e critico letterario fonde metaforicamente passato e presente in un romanzo che descrive una generazione di giovani che sognavano il cambiamento, stretti tra l’ascesa degli islamisti e la repressione del governo in uno Stato soffocato da un sistema corrotto. L’italiano, che nel 2015 gli è valso il più importante premio letterario per la narrativa araba, è uno specchio che negli anni Ottanta riflette i giorni nostri. La Storia, come sempre, si ripete. Lo incontra Elisabetta Bartuli, esperta di letteratura araba.

Sabato 9 settembre, ore 11.30

Zeina Abirached con Gaia Manzini

L’ORIENTE A DISTANZA DI UN QUARTO DI TONO

Nata nel pieno della guerra civile libanese, la fumettista e designer Zeina Abirached è stata profondamente influenzata nella sua cifra artistica dalle tragiche vicende che dal 1975 al 1990 hanno martoriato lo Stato del Vicino Oriente. Con delicatezza e disincanto sa utilizzare lo sguardo di chi è venuto al mondo cullato da un conflitto, portando sulla carta – in un acceso bianco e nero – vicende fortemente autobiografiche, eppure universalmente legate alle troppe storie di infanzia rubata da cecchini e bombardamenti. Con Il gioco delle rondini e Mi ricordo Beirut, fino al recente Il Piano Orientale (ispirato alla vita di Abdallah Chahine, pianista, accordatore e inventore del pianoforte orientale a Beirut, negli anni Cinquanta), l’autrice, divisa tra Parigi e la città natale, celebra una capitale dall’anima multiculturale e dal passato tormentato, esprimendo attraverso il fumetto una cultura che da sempre affascina il mondo occidentale. La incontra la scrittrice Gaia Manzini.

Sabato 9 settembre, ore 14.45

Jonas Hassen Khemiri con Fabio Genovesi

ABBIAMO BISOGNO DI RICORDARE

Finalista al Premio Strega Europeo 2017, Khemiri arriva in Italia e a Festivaletteratura con Tutto quello che non ricordo, di cui parla insieme a Fabio Genovesi. Una storia d’amore e di amicizia, tradimenti e perdite, speranze e illusioni, che riflette sul tempo che ci è concesso e sulla necessità e il desiderio di essere ricordati. La storia di Samuel, un ragazzo che perde misteriosamente la vita e attorno a cui si concentrano le indagini di uno scrittore, che incontra tutti i suoi conoscenti per tentare di ricostruire la persona che era davvero. Ognuno racconta la sua verità in un puzzle di voci e punti di vista che evocano un’immagine complessa e tridimensionale, esilarante e commovente, ma soprattutto umana, del ragazzo scomparso, che risulta essere pieno di sfaccettature contrastanti.

SPECIALE TEATRO

Domenica 19 settembre, ore 15

ASSETATI (ASSOIFFÉS) mise en espace / lettura scenica di Wajdi Mouawad con la collaborazione di Benoît Vermeulen regia e traduzione di Caterina Gozzi; musiche di Antonia Gozzi con Alessandro Bandini, Ugo Fiore e Marta Malvestiti

anteprima italiana

Assetati di vita, di senso e di futuro, Murdoch e Norvège si fanno messaggeri delle tensioni esistenziali che scuotono gli adolescenti di oggi. La loro tragica storia d’amore, onirica e poetica, è intrecciata con quella di Boon, antropologo forense al suo ultimo caso. Lo stretto legame nel passato di Boon con i due personaggi gli rievoca la sua giovinezza e il fantasma di un sogno abbandonato tanto da modificare il suo sguardo sull’esistenza. Questa straordinaria pièce di Wajdi Mouawad – tradotta e messa in scena appositamente per Festivaletteratura – si apre ad altri temi che percorrono tutta la sua drammaturgia: gli interrogativi sull’identità, sulla ricerca di un assoluto e sul senso della bellezza; non ultimo, sulla scrittura, sulla finzione, ovvero sul ruolo del teatro, sulla potenza della parola pronunciata che oggi – forse più della parola scritta – è capace di scavare in una contemporaneità sempre più avara di un’etica e di un’estetica.


L’immagine di copertina è presa dalla pagina Facebook di Festivaletteratura.

*I testi degli incontri sono tutti a cura di Festivaletteratura.

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