Un poker dal Libano e le altre novità letterarie arabe del 2021

Negli ultimi mesi, e in particolare nelle ultime settimane, sono uscite moltissime novità di letteratura araba in traduzione italiana, che non sono riuscita a coprire interamente perché impegnata con Arabpop. Visto che la seconda call è finalmente uscita, ho potuto mettere ordine e quindi eccomi qui a segnalarvi tutto (spero) quello che è disponibile in libreria.

Illustrazione originale di Angelica Palumbo per Editoriaraba ispirata alle copertine dei libri di cui si parla in questo post. Cliccate sull’immagine per visualizzarla meglio!

Cominciamo con un poker sorprendente dal Libano, che aspettavo con ansia. Si comincia dal graphic novel Marmellata con Laban (come mia madre è diventata libanese) dell’illustratrice Lena Merhej tradotto dall’arabo da Enrica Battista per Mesogea, con la cura di Maria Rosaria Greco. Lena, che è anche una delle autrici di Arabpop/Metamorfosi, sarà ospite nei prossimi giorni della rassegna curata da Greco dal titolo Mediterraneo contemporaneo a Salerno. Nel fumetto, l’artista libanese ripercorre con la memoria la vita della mamma, tedesca trapiantata in Libano, che si trova ad affrontare la guerra civile, i bombardamenti israeliani, e…una cucina molto diversa da quella di origine, che la porta a mischiare il laban (lo yogurt filtrato) con la marmellata.

Camille Ammoun firma invece un libro importante per capire i cambiamenti attraversati dal Libano nell’ultimo anno e mezzo con Ottobre-Libano (immagini di città), tradotto dal francese da Caterina Pastura per Mesogea, con la cura di Elisabetta Bartuli. Chi ha comprato Arabpop ha potuto leggere l’incipit, che ci è dato donato dalla casa editrice.

E sempre dal Libano arriva uno dei romanzi che aspettavo di più: Printed in Beirut, dello scrittore libanese Jabbour Douaihy tradotto dall’arabo da Elisabetta Bartuli e pubblicato da Francesco Brioschi. Sebbene il titolo e la copertina dell’edizione italiana non gli facciano molto onore (ahimè), è un romanzo da non perdere. Ed è un peccato che la versione italiana arrivi postuma.

Torna finalmente in italiano anche lo scrittore libanese francofono Charif Majdalani con La villa delle donne, pubblicato da Astarte edizioni e tradotto dal francese da Ilaria Sansone.

Di Allah 99 dello scrittore iracheno-finlandese Hassan Blasim (trad. dall’arabo di Barbara Teresi, Utopia edizioni) penso abbiate sentito parlare in abbondanza. Lo abbiamo anche letto con il gruppo di lettura di Griot&Editoriaraba, ma mi fa piacere segnalarlo nuovamente, soprattutto perché l’edizione italiana è curatissima e mi sembra di capire che questo sia solo il primo di una serie di titoli di Blasim che Utopia ha fatto uscire. Evviva!

Per Fandango è uscito un libro che è una sorta di diario/memoir (La più piccola, di Fatima Daas) di una giovane donna nata in Francia da genitori algerini, musulmana e lesbica. L’ho letto e non mi ha fatto impazzire, ma immagino che possa avere un suo pubblico di riferimento anche da noi.

Di omosessualità maschile parla L’ultima battaglia del capitano Ni’mat, dello scrittore marocchino Mohamed Leftah (traduzione dal francese di Alberto Bracci Testasecca) pubblicato da e/o, per cui l’autore ha vinto il Prix de la Mamounia nel 2011. Sempre e/o pubblica un romanzo sulla rivoluzione siriana del giornalista e poeta siriano Omar Youssef Souleimane dal titolo L’ultimo siriano (traduzione dal francese di Alberto Bracci Testasecca).

È anche finalmente uscito in italiano Nessuno ha pregato per loro, dello scrittore siriano Khaled Khalifa (traduzione dall’arabo di Elena Chiti), pubblicato come negli ultimi casi sempre da Bompiani.

Vi segnalo anche l’uscita, in contemporanea con l’edizione inglese, di Non siete stati ancora sconfitti, che raccoglie per la prima volta in italiano gli scritti dell’attivista e intellettuale egiziano Alaa Abd El-Fattah, tradotto dall’arabo da Monica Ruocco e pubblicato da hopefulmonster edizioni. Se ve lo state chiedendo, Alaa Abd El-Fattah è ancora in carcere e leggere i suoi scritti è un atto per rendergli omaggio e non dimenticarlo, nonostante gli sforzi del regime di al-Sisi per relegarlo nell’oblio.

Sono usciti anche due nuovi scritti di uno dei miei autori preferiti, il marocchino Fouad Laroui, che arriva in libreria con il romanzo che gli è valso il premio Goncourt de la nouvelle nel 2013, Lo strano caso dei pantaloni di Dassoukine (trad. dal francese di Cristina Vezzaro, Del Vecchio ed.). Lo stesso editore ha pubblicato anche Dio, la matematica e la follia (trad. dal francese di Cristina Vezzaro e Luigi Civalleri), un saggio narrativo che riflette sul rapporto tra fede e ragione facendo parlare filosofi, uomini di religione, scienziati (Laroui infatti è un economista, oltre che uno scrittore).

Sul fronte poesia, vi segnalo la traduzione ad opera del Centro Studi Ilà delle raccolte poetiche Adrenalina, del poeta siro-palestinese Ghayath Almadhoun (trad. dall’arabo di Jolanda Guardi), che avevo incontrato nel 2014 alla Fiera del Libro di Abu Dhabi e di cui avevo parlato qui – e di Una sedia sul muro di Acri, del poeta palestinese Najwan Darwish, tradotta dall’arabo da Valentina Balata.

La casa editrice Atmosphere, infine, pubblica Ebola 76 del sudanese Amir Taj Elsir e Donna proibita, dello yemenita Ali al-Muqri, entrambi tradotti dall’arabo da Federica Pistono.


L’immagine di copertina, che trovate anche nell’articolo, è stata realizzata da Angelica Palumbo, architetta e illustratrice, appositamente per questo post. È una rivisitazione di alcune delle copertine dei libri di cui ho parlato. Per capire di quali libri si tratta però, dovete andare a vedere tutti i link che ho inserito nel testo!

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