Il romanzo tunisino “L’italiano” vince l’Arabic Booker 2015

L’accademico tunisino Chokri Mabkhout, rettore dell’Università Manouba, ha vinto mercoledì sera ad Abu Dhabi il prestigioso Premio internazionale per la narrativa araba con il romanzo L’italiano (El-Talyani), sua opera prima.

L’italiano deve il titolo al personaggio principale, Abdel Nasser, conosciuto con il nomignolo di “italiano” a causa del suo bell’aspetto. Il romanzo è ambientato in un momento storico critico per la Tunisia: il passaggio dal regime di Bourghiba a quello di Ben Ali, in seguito al colpo di stato “medico” effettuato da quest’ultimo nel 1987.

okChokri Mabkhout, nato a Tunisi nel 1962, ha cominciato a scrivere il libro nel novembre 2012, circa due anni dopo l’inizio della rivoluzione tunisina: sono stati proprio questi eventi ad ispirarlo per L’italiano, nel tentativo di capire le cause profonde di quello che stava succedendo in Tunisia. In una recente intervista l’autore aveva infatti commentato:

“Questi due anni di rivoluzione…mi hanno ricordato un recente periodo della storia della Tunisia le cui paure, cambiamenti e conflitti erano simili a quelli di cui ero testimone: parlo del periodo di transizione dal regno di Bourghiba a quello di Ben Ali”.

L’italiano è stato scelto all’interno di una rosa di finalisti di sei romanzi, a loro volta selezionati da una giuria internazionale tra 180 romanzi pubblicati negli ultimi 12 mesi. Per il poeta palestinese Mourid al-Barghouthi, a capo della giuria del premio, il libro di Mabkhout è un’opera sorprendente che emoziona fin dal primo capitolo:

“Mentre rivela molti aspetti poco noti della società tunisina, il libro sorprenderà molti dei suoi lettori arabi in generale, che vi potranno riconoscere numerosi tratti anche delle loro società”.

Secondo alcuni autorevoli commentatori stranieri, è proprio questo il motivo per cui era stata vietata la vendita del libro negli Emirati. L’editore, Sherif Joseph Rizk della Dar al-Tanweer di Tunisi, lo aveva scoperto circa una settimana fa da un libraio di Abu Dhabi che non aveva potuto rifare l’ordine.

I sei finalisti prima della premiazione
I sei finalisti prima della premiazione

Un comunicato da parte dello staff Premio recitava che: “Sebbene comprendiamo che L’italiano non sia disponibile per la vendita negli Emirati, copie del romanzo saranno presenti alla Fiera internazionale del libro di Abu Dhabi. In quanto Premio letterario promuoviamo la letteratura al di là dei confini ma non abbiamo la facoltà di influenzare la disponibilità dei nostri titoli”.

Tuttavia nel corso della giornata di ieri c’è stato un colpo di scena: il divieto sulla vendita è stato tolto. L’italiano sarebbe comunque stato presente nello stand di Dar al-Tanweer alla Fiera del libro di Abu Dhabi che è cominciata proprio ieri e si concluderà il 13 maggio. Per fortuna per chi vive negli Emirati, ora lo potrà trovare senza problemi anche nelle librerie.

(A proposito della Fiera del libro di Abu Dhabi: indovinate chi sarà il paese ospite d’onore nel 2016? Sì, proprio l’Italia! – guardate qui).

È la prima volta che il Premio internazionale per la narrativa araba va ad un autore tunisino. Comunemente chiamato “Arabic booker”, questo premio letterario è il riconoscimento annuale più prestigioso per la narrativa in lingua araba. È stato istituito nell’aprile del 2007 dall’Ente per il Turismo e la Cultura degli Emirati Arabi Uniti, con il supporto della Booker Prize Foundation di Londra, con l’obiettivo di dare un riconoscimento alla narrativa in arabo di qualità, premiare gli scrittori di lingua araba e farli conoscere ad un pubblico internazionale grazie alla promozione delle traduzioni nelle lingue occidentali dei libri finalisti.

L’autore del romanzo vincitore riceve un premio in denaro di 50.000 dollari e si assicura la traduzione in inglese dell’opera, nonché una certa innegabile visibilità internazionale.

Negli anni, molti dei romanzi risultati vincitori e arrivati in finale sono stati tradotti in più di 20 lingue, italiano compreso.

Nel 2011 avevano vinto congiuntamente il marocchino Mohammed al-Achaari con L’arco e la farfalla (trad. in italiano da P. Viviani ed edito da Fazi nel 2012) e la saudita Raja Alem con Il collare della colomba (trad. di M. Avino, Marsilio, 2014); l’egiziano Youssef Ziedan ha riportato il premio nel 2009 con Azazel, (trad. di L. Declich e D. Mascitelli, Neri Pozza 2010), e nel 2008 sempre un egiziano, Bahaa Taher, aveva vinto con il romanzo L’oasi del tramonto (trad. di F. Pistono, Cicorivolta, 2012).

Tra i finalisti si ricordano invece: Come fili di seta, del libanese Rabee Jaber (trad. di E. Bartuli, Feltrinelli 2011), Oltre il paradiso, dell’egiziana Mansoura Ez Eldin (trad. di V. Colombo, Piemme 2013), Il cacciatore di larve, del sudanese Amir Tag Elsir (trad. di S. Pagani, Nottetempo 2013), Elogio dell’odio, del siriano Khaled Khalifa (trad. di F. Prevedello, Bompiani 2011), Gli odori di Marie Claire, del tunisino Habib Selmi (trad. di E. Bartuli e M. Soave, Mesogea 2013), Specchi rotti, del libanese Elias Khoury (trad. di E. Bartuli, Feltrinelli 2014).

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