immagine Matite arabe per Charlie Hebdo

Oggi sul blog faccio parlare le immagini, e le matite, dei colleghi arabi dei giornalisti e disegnatori di Charlie Hebdo. Molti sono autori satirici, come lo erano quelli di Charlie Hebdo.

Sono vignette e disegni che ho trovato ieri sera su Facebook, mentre seguivo notizie e commenti di amici e colleghi, che sono state composte a commento, memoria, solidarietà, amicizia, affetto.

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Ali Ferzat, caricaturista siriano

مهداة الى كل ضحايا الفكر والفن والتعبير محليا وعربيا وعالميا

(Dedicato a tutte le vittime del pensiero, dell’arte e dell’espressione, qui, nel mondo arabo, in tutto il mondo)

di Ali Ferzat - disegnatore siriano

Ali Dilem, caricaturista algerino

ali dilem

Mazen Kerbaj, disegnatore libanese

mazen

mazen 2

-Z-, caricaturista tunisino

zzSamandal, collettivo di disegnatori libanesi

samandal

Nadia Khiari (Willis From Tunis), disegnatrice tunisina

willis

Makhlouf, disegnatore egiziano

(“In solidarietà con Charlie Ebdo”)

makhlouf

Khalid Albaih, disegnatore sudanese

sudan

Chedly Belkhamsa, disegnatore e caricaturista tunisino

(* vignetta segnalata da Clara Capelli)

chedli

39 commenti

  1. L’ha ribloggato su Profumo di Vitae ha commentato:
    Pur condannando fermamente il brutale attentato di Parigi, credo che la libertà di espressione e di stampa, specialmente in questo periodo storico, sono soltanto un’utopia (non me ne vogliano gli amici giornalisti). E soprattutto è utopia la libertà di informazione. I mass media ci propinano, quotidianamente, notizie confezionate ad arte. Gli estremisti colpiscono perché ciò è loro consentito. Questo grazie ai mass media che raccontano e rendono evidenza solo di quanto fa loro comodo. Ed ora, le persone che sono responsabili di quanto accade… Alzano le penne.
    Mi sento presa in giro due volte.

    • Pur condannando fermamente il brutale stupro della ragazza, credo che la libertà di vestire e truccarsi, specialmente in questo periodo storico, siano soltanto un’utopia (non me ne vogliano le amiche donne). E soprattutto p utopia la libertà di camminare per strada….
      (Vado avanti? Ti rendi conto del discorso pericoloso che fai?… congiuntivo a parte, eh…)

      • Sto a dire, se non si era capito, che condanno qualsivoglia atto terroristico e dico a tutti coloro che si professano paladini della satira che non vuol dire libertà di Stampa o libertà di Informazione:
        – cosa direste se qualcuno pubblicasse un manifesto con vostra madre con un martello nel culo?
        – leggetevi il Financial Times di oggi che praticamente esprime quanto penso
        – alla luce delle notizie odierne è mai possibile che i terroristi islamici lascino la loro carta d’identità nell’auto che usano per fare il loro attacco?
        Riflettiamo… Perché molto spesso dietro a ciò che ci vogliono far verde e credere ci sono sempre verità nascoste. Detto questo, ti invito a non paragonare l’imparagonabile

      • @Nadine

        -Stiamo parlando di una fottutissima religione, non di mia madre o tua madre. Stiamo parlando di un pensiero, non di qualcosa d’altro. Capisci?
        Sarebbe come se io adesso derido il tuo pensiero riguardo alle carte di identità, e tu lo paragoni all’aver preso per il culo tua madre.
        Fanno SATIRA e non stanno ammazzando NESSUNO.
        Ma veramente è così difficile la differenza fra uccidere e fare satira? O_O

      • Ho riporto l’esempio italiano perché mi sembrava la realtà più vicina e “conosciuta”, ma, se vuoi, ho un anche un elenco infinito di memoria ad orologeria altrove…

    • Nadine sono d’accordo con te su diversi punti,soprattutto sulla strana, direi inverosimile questione della carta di identità. Sembra davvero studiata… Ma senza sprecare energie a cercare di capire come siano andati realmente i fatti,perchè forse non lo sapremo mai, è utile capire secondo me la strategia politica che può essere all’origine di ciò. ricordiamoci che LA PAURA è una delle fondamentali strategie per governare un popolo. Disseminare terrore è funzionale ai governi, che lo sanno bene… Prima l’ebola, ora l’isis, vedremo quale sarà la prossima. Così intanto non pensiamo ad affrontare gli enormi problemi della nostra classe polica.

      • A me sembrano due cose inequivocabilmente differenti.
        Ripeto, non condivido per nulla la satira dei giornalisti di Charlie-Hebdo, ma darei la vita affinché essi la possano esprimere. Perché Arte è un assoluto insistente: buona arte / cattiva arte… bel quadro / brutto quadro… buona satira / cattiva satira… insomma non tutta l’arte è arte, questo ovviamente non prevede la correzione del cattivo gusto con l’omicidio. Voilà.

  2. Pur condannando fermamente il brutale attentato di Parigi, credo che la libertà di espressione e di stampa, specialmente in questo periodo storico, sono soltanto un’utopia (non me ne vogliano gli amici giornalisti). E soprattutto è utopia la libertà di informazione. I mass media ci propinano, quotidianamente, notizie confezionate ad arte. Gli estremisti colpiscono perché ciò è loro consentito. Questo grazie ai mass media che raccontano e rendono evidenza solo di quanto fa loro comodo. Ed ora, le persone che sono responsabili di quanto accade… Alzano le penne.
    Mi sento presa in giro due volte.

    • se qualcuno pubblicasse un manifesto con mia madre con un martello nel culo credo che lei, mia madre, denuncerebbe, come prevede la giustizia terrena. Poi hai parlato di manifesto ed è cosa diversa da rivista, che uno compra liberamente.
      Leggerò il FT ma mi riservo il diritto di non essere d’accordo, nel caso.
      Ma ora ho capito: sei una complottista, vedi ovunque la trama, l’ordito e pure il rammendo! Le orme su Marte, le scie chimiche, i chip sottopelle?
      Detto questo, anche se non lo vedi, il paragone è paragonabilissimo, ma amen…

      • Vedi Alessandro, non ci conosciamo, ragion per cui non mi permetterei mai di giudicarti o ancor peggio darti del complottista. Se mi sono permessa di replicare è perché sono persuasa che l’unico modo per comprendere e conoscere le cose che vediamo e viviamo è quello di raccontare/raccontarsi e dialogare nel rispetto reciproco delle idee e opinioni altrui, è l’unica modalità naturale e collaudata ed esiste dai tempi degli albori. Detto questo, a proposito di libertà di stampa, mi sono chiesta come ci comportiamo noi?
        Noi piccoli cittadini, persone come te che esprimono i loro pensieri, persone come me che leggono e a volte commentano… ci comportiamo in linea con le nostre critiche?
        Ricordo grandi critiche ai vari governi su pressioni fatte alla stampa, censure, ecc.
        Tutti sdegnati… ma molti pronti a censurare un commento perché non in linea col loro pensiero, molti pronti ad insultare la persona tralasciando completamente il commento.
        Forse dovremmo smettere di pretendere dalle istituzioni più di quanto noi stessi, per cose molto più piccole, sappiamo affrontare.
        Come si può parlare di giustizia sociale e poi additare alcune persone solo perché hanno un credo politico o religioso differente?
        Come posso criticare chi oggi stupidamente (per me ovviamente) attacca tutto il mondo islamico se poi sono la prima a definire leghista/comunista/fascista di Merda (scusa il francesismo), se per primo non rispetto la religione cattolica… perché è la causa di tutti i problemi per alcuni?
        Il mio impegno di quest’anno sarà di migliorare ma stessa, il mio comportamento verso gli altri seguendo le aspettative che ho io verso le istituzioni.
        Buona serata.

    • Scusa ma a me sembra che tu parli per slogan, Nadine. Cosa vuol dire che i mass media raccontano quello che fa comodo a loro? Semmai quello che fa comodo ai poteri forti ma queste illazioni, senza prove, sono solo parole da paranoici. Dunque bisogna avere buon senso e anche visione per capire e analizzare (pur vivendolo) questo momento di transizione. Quello che abbiamo visto a Parigi era ripreso anche dai telefonini, non solo fai mass media deviati che dici tu.

      • Guarda, Antonella, di buon senso ne ho da vendere (ne vuoi un po’)… e parlare per slogan lo lascio a chi lo fa di mestiere. Esprimo un mio pensiero, condivisibile o meno, ma è un mio pensiero che di certo non vuol essere una verità in tasca.

      • Carissime Nadine e Antonella, come scriveva un famoso,scrittore del tempo passato, “anche se non condivido le tue idee, lotterò sempre perché vengano rispettate”basterebbe seguire queste parole e tutto si potrebbe risolvere al meglio.
        Sempre e soltanto scrivendo e parlando …..mai con un arma in mano .

  3. […] Da molte parti ho letto che non si vedono prese di distanza da parte della comunità islamica rispetto a quanto accaduto: beh, non è vero, qui l’appello delle organizzazioni francesi, tanto per citare un link, qui Matite Arabe per Charlie Hebdo. […]

    • Ali Dilem –> “I coglioni mi hanno ucciso”
      Mazen Kerbaj –> “Penso… Dunque non sono più”
      “Quando sento la parola revolver tiro fuori la mia penna”
      Nadia Khiari –>”Oggi voi avete ucciso dei disegnatori, ma legioni di
      disegnatori stanno per nascere”

  4. Non saprei commentare ciò che è successo a Parigi forse perché il mio mondo, almeno fino ad ora è sempre stato così lontato da questi fatti. Io arrivo al punto, come ho appena fatto, di salvare dalla ciabatta di mia figlia una minuscolo ragnetto perchè non ritengo di avere il diritto di ucciderlo. Comunque il fatto che maggiormente mi irrita è di non poter entrare nelle menti di queste persone per capire le ragioni, le motivazioni di questi gesti e tutto ciò che stà alla base. In un primo momento il sentimento prevalente è certamente quella della vendetta ma poi… Non credo in nessun dio e non sono sicuro di saper perdonare, credo solo in ciò che le persone possono fare di buono.
    Scusate per questo inutile sfogo

  5. Si parla tanto di libertà ed intolleranza ma intanto pochi mesi fa il sito Nonciclopedia ha avuto una denuncia dai cattolici per aver offeso la Madonna!

  6. […] “Not in my name”. Accanto alle dichiarazioni ufficiali si moltiplicano in rete e sui giornali anche le grida di rabbia di cittadini e cittadine musulmani che non accettano di veder la propria fede strumentalizzata per la violenza e l’attacco ai diritti civili. La scrittrice e giornalista Igiaba Scego, dalle colonne di Internazionale, non usa mezzi termini: «Oggi mi hanno dichiarato guerra – scrive – Decimando militarmente la redazione del giornale satirico Charlie Hebdo mi hanno dichiarato guerra. Hanno usato il nome di dio e del profeta per giustificare l’ingiustificabile. Da afroeuropea e da musulmana io non ci sto. […] Basta! Non dobbiamo più permettere (lo dico a me stessa, ai musulmani e a tutti) che usino il nome dell’islam per i loro loschi e schifosi traffici». C’è anche chi alle parole preferisce la matita, la stessa “arma” di Charlie Hebdo, e nel web cresce il numero vignette di solidarietà, memoria e cordoglio per il giornale francese a firma araba. […]

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