Yasmine Ghata a Venezia, Bergamo e Roma ospite del Festival della narrativa francese 2014

LOGO FFF 2014Forse ve ne sarete già accorti, voi lettori attenti: è tornato in Italia il Festival della narrativa francese, con il suo carico di scrittori francesi e francofoni (23 in totale per 14 città) che stanno girando lo stivale tra incontri e presentazioni, organizzati dall’Institut Français, ente promotore del Festival che è giunto alla sua quinta edizione.

Ho scritto letteratura francofona per distinguerla dalla letteratura francese ma il confine è allo stesso tempo stretto e sfumato, come sempre quando si tratta di categorizzare le arti. E non so se definire Yasmine Ghata come un’esponente della letteratura francofona e parlarne su un blog che si occupa di letteratura araba sia a tutti gli effetti corretto.

Ma dato che questo è un blog che fondamentalmente parla di autori arabi, ho deciso di farla rientrare nella categoria degli scrittori di cui vi parlo, e dunque ecco: Yasmine Ghata, nata in Francia nel 1975, studi alla Sorbonne e all’ École du Louvre, una specializzazione in arte islamica, figlia della poetessa libanese Venus Khoury-Ghata, nonché nipote di una degli ultimi esponenti dell’arte calligrafica.

Foto Yasmine GhataLa nonna paterna dell’autrice infatti, vissuta nella Istanbul di inizio Novecento, pare sia stata l’ultima discendente della grande scuola della calligrafia arabo-ottomana.

E proprio a questa donna-nonna d’eccezione Yasmine Ghata ha dedicato il suo primo romanzo, La notte dei calligrafi (trad. dal francese di Yasmina Melaouah), pubblicato in italiano da Feltrinelli nel 2005, tradotto in 13 lingue, con cui l’autrice ha vinto nel 2007 il Premio Grinzane Cavour – autore esordiente, il premio libanese Kadmos e il premio Prince Pierre de Monaco.

Il filone esplorato da Ghata è quello dell’elaborazione del lutto, personale e collettivo, che l’autrice affronta con una scrittura elegante e immaginifica. E d’altronde in un’intervista pubblicata sul blog della casa editrice Del Vecchio la scrittrice ha affermato:

“Vorrei vivere in un paese tra Oriente e Occidente, tra il reale e l’immaginario”.

Il tema del lutto, riferito alla figura paterna, lo troviamo nel secondo libro pubblicato in italiano proprio da Del Vecchio, La bambina che imparò a non parlare(trad. dal francese di Angelo Molica Franco). Il padre assente, scomparso, ricordato, ritorna nell’ultimo romanzo, che Ghata presenterà al pubblico italiano in questi giorni: Concerto per mio padre (trad. dal francese di Angelo Molica Franco), in cui la scrittrice si immerge in un mondo fatto di strumenti musicali, arabeschi e perdite dolorose:

“Ma cambiare le corde di un târ equivale a cambiare la sua stessa anima e quella del musicista che lo possiede. E adesso che sono qui, rinchiuso con mio fratello Nur in questa cella di polvere e silenzio a scontare una condanna inclemente e sconosciuta, adesso che la vista mi sta abbandonando e che non riesco più a distinguere il giorno dalla notte, adesso che questo buio diventa sempre più mio senza voce e senza sguardi, ho paura. Ho paura di non tornare mai più.”

 Il tour italiano prevede tre tappe:

  • 12 febbraio, ore 16.00 @ Venezia

Incontro insieme alla scrittrice Nahal Tajadod – Università Cà Foscari, Auditorium Santa Margherita

  • 13 febbraio, ore 16.00 @Bergamo (città alta)

Università di Bergamo, piazza Rosate, sala 2

  • 14 febbraio, ore 17.30 @Roma

Bibliocaffè letterario, via Ostiense 95

* Piccola nota sulle copertine: pollice verso per quella di Feltrinelli, grandi applausi invece per Del Vecchio e la copertina di Concerto per mio padre, che è una piccola opera d’arte e che tra colori, immagini e ghirigori, trova spazio per inserire il nome del traduttore.

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