“Gli odori di Marie Claire” al Festival di Lucera: l’amore, una cosa normale

Silvia Moresi domenica scorsa è andata a Lucera (anche per conto di editoriaraba) per assistere alla presentazione del romanzo Gli odori di Marie Claire, dello scrittore tunisino Habib Selmi, il quale sfortunatamente era malato e non ha potuto presenziare all’evento. C’era però la sua traduttrice, Elisabetta Bartuli, e l’occhio attento di Silvia, che si era già letta il romanzo – che sto leggendo anche io con molta attenzione e curiosità. Ne riparleremo. Nel frattempo, come sempre, buona lettura!

di Silvia Moresi*

odori MCDomenica scorsa si è conclusa l’undicesima edizione del “Festival della Letteratura Mediterranea”, tenutosi a Lucera dal 18 al 22 settembre. Quest’anno gli organizzatori hanno scelto, come tema dell’evento, l’espressione: “L’ironia, una cosa seria”, a voler sottolineare il ruolo fondamentale che l’ironia può svolgere, in letteratura (e non solo), nell’affrontare e descrivere le complesse problematiche che da anni interessano il Mediterraneo.

Nella giornata conclusiva del festival, intitolata “L’amore, non una cosa seria”, è stato presentato in anteprima il romanzo Gli odori di Marie Claire (Mesogea, 2013) dello scrittore tunisino Habib Selmi che purtroppo non era presente a causa di alcuni problemi di salute.

Il libro, presentato dalla traduttrice, la professoressa Elisabetta Bartuli, e da Anita Magno, della casa editrice Mesogea, è l’unico romanzo dello scrittore tunisino ad essere stato tradotto in italiano.

L’eccezionalità di un autore come Selmi, ha fatto notare la professoressa Bartuli, è rintracciabile immediatamente in due aspetti: è uno dei pochi scrittori arabi che, pur essendosi trasferito da anni in Europa (vive infatti in Francia dal 1985), continua a scrivere in arabo ed è, inoltre, l’unico romanziere tunisino tradotto dall’arabo in italiano, dopo lo scrittore ‘Ali al-Du’aji con In giro per i caffè del Mediterraneo, scritto nel 1935 e tradotto in italiano da I. Camera d’Afflitto (Abramo edizioni, 1995).

Gli odori di Marie Claire racconta la storia d’amore tra il tunisino Mahfudh, emigrato in Francia per studio, e Marie Claire, una giovane donna francese. Durante tutto il romanzo non succede nulla di eccezionale: Selmi narra dettagliatamente la quotidianità di questa coppia dal loro primo incontro fino alla fine del rapporto.

Un racconto banale? Assolutamente no!

La forza del romanzo è data proprio dalla semplicità della storia in cui tutti possono riconoscersi, ritrovando atteggiamenti e dialoghi di una qualunque coppia, e dalla scrittura di Selmi, una “lingua parlata” ma elegante. Sono esattamente questi due elementi, secondo la professoressa Bartuli, a classificare un romanzo come “buona letteratura”. In effetti, senza accorgervene, presi dalla curiosità, terminerete il libro in qualche ora!

Gli odori di Marie Claire è un libro scritto da un arabo, in arabo, per un pubblico arabo, quindi ciò che leggiamo è scevro dai soliti pregiudizi o da quell’esotismo a volte caro ad alcuni lettori europei. La relazione tra i protagonisti viene descritta senza dar troppo peso alle diverse appartenenze e le difficoltà incontrate da Mahfudh e Marie Claire, che mettono fine al loro rapporto, sono le incomprensioni che appartengono ad ogni coppia e che derivano certamente da alcune incompatibilità per lo più caratteriali.

Quello che poteva essere un romanzo tutto incentrato sullo scontro delle grandi ideologie e contraddizioni legate al periodo coloniale francese è, invece, un delicato racconto dei piccoli e grandi scontri quotidiani che solo in parte derivano da diversità culturali.

selmiSelmi ha un “doppio sguardo”, come ha affermato Elisabetta Bartuli a Lucera: guarda se stesso con “occhio francese” per capire cosa i francesi possano notare in lui di sconveniente, e guarda i francesi, incarnati da Marie Claire, con “occhio tunisino”.

Il rito della colazione, la mania di Marie Claire per le uscite serali al ristorante e la sua frenesia per la progettazione delle vacanze estive, sono abitudini sconosciute e incomprensibili per Mahfudh, che viene da un piccolo villaggio della campagna tunisina: “A me l’unica opzione che dà davvero fastidio è mangiare al ristorante. Ancora adesso non mi riesce di capire tutta questa frenesia di celebrare collettivamente il cibo”.

Ma, a pensarci bene, non sono questi i piccoli temi su cui discute anche la maggior parte delle coppie “non interculturali”?

Argomenti complessi come l’immigrazione o le coppie miste sono dunque affrontati da Habib Selmi con ironia ma, soprattutto, con la normalità dei gesti quotidiani, attraverso i quali Mahfhdh e Marie Claire vengono rappresentati nella loro interezza di individui, con tutte le loro fragilità e le loro debolezze che vanno al di là di ogni appartenenza culturale.

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* Silvia Moresi è laureata in Lingua e Letteratura araba presso l’Università degli Studi di Bari con una tesi in filosofia islamica. Nel 2006 ha conseguito a Roma il diploma in “Funzioni internazionali” presso “la Società Italiana per l’Organizzazione internazionale” (S.I.O.I), con una lavoro sui diritti umani in Palestina. Nel 2008, ha conseguito la qualifica regionale di “Mediatrice interculturale” e, successivamente, ha collaborato con il CIR (Consiglio Italiano Rifugiati). Dal 2009, insegna lingua araba e civiltà arabo-islamica in scuole pubbliche e private. Nel 2010 il suo saggio breve sull’identità e la letteratura palestinese è risultato vincitore dei seminari organizzati dall’associazione “Questioni di Frontiera”.

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