Questa Italia alle prese con la paura dell’Altro. Intervista con Amara Lakhous

Questa intervista è stata pubblicata ieri su Arabismo

copertina contesa lakhousDurante la Fiera del Libro di Abu Dhabi, appena conclusa, ho avuto la possibilità di parlare con lo scrittore Amara Lakhous del suo nuovo libro, Contesa per un maialino italianissimo a San Salvario, che è in uscita questa settimana per la casa editrice romana e/o.

Per me, che sto leggendo il libro, questa intervista rappresenta una piccola road-map con cui orientarmi fra le pagine del romanzo e che mi ha aiutata a cogliere i temi analizzati da Lakhous: l’identità, la nuova Italia multiculturale, la questione meridionale, l’illusione dell’integrazione, i media.

Amara Lakhous ci racconta quello che non vediamo, o che forse non vogliamo vedere e ci parla di noi e delle questioni irrisolte di un’ Italia in crisi, che gioca in difesa, che ha perso la bussola e non sa dove andare.

La sua è la voce di un italiano, non italianissimo, che dovremmo tutti ascoltare.

Chiara Comito: Sta per uscire in libreria Contesa per un maialino italianissimo a San Salvario, il tuo nuovo libro, raccontaci di cosa tratta.

Amara Lakhous: Questo romanzo rappresenta una nuova tappa del mio progetto letterario. Dopo aver ambientato i miei primi due romanzi a Roma, ho cambiato città e sono andato a Torino, seguendo i miei personaggi, e questo dimostra quanto io li rispetti sempre e mi metta a loro disposizione.

In questo libro racconto l’Italia di oggi con una certa spregiudicatezza, un’ espressione che mi piace molto. A me piace giocare in attacco: mi aspettano in difesa a chiudermi, a me che vengo dall’Algeria, e invece io vado a stupire, come ho fatto in Scontro di civiltà per un ascensore in Piazza Vittorio e Divorzio all’islamica a Viale Marconi. Corro in avanti a giocare. E con questo spirito vado ad approfondire il discorso dell’immaginario, perchè penso che in Italia ci sia un immaginario da curare, da tranquillizzare.

In questo senso c’è una bella frase di Nietzsche, che tra l’altro dopo aver vissuto due anni a Torino, lì è impazzito. In Ecce homo c’è un passaggio in cui parla del ruolo del medico, che è quello di tranquillizzare l’immaginario del malato, perchè quello che spaventa il malato in realtà non sono i sintomi della malattia bensì l’immaginario turbato che c’è intorno alla malattia. Uso questa metafora per dire che penso che in Italia ci sia un immaginario turbato per quanto riguarda l’incontro con l’Altro. In questo paese ci sono delle paura ingiustificate.

CC: Durante il tuo panel (del 26 aprile, NdR) hai detto che gli italiani hanno paura degli immigrati, ma allo stesso tempo li accolgono nelle proprie case come badanti, domestiche.

AL: Sì. Perchè da una parte c’è una diffidenza ingiustificata nei confronti degli immigrati, ma dall’altra vengono accolti in casa e viene data loro la massima fiducia.

CC: Quindi è come se in Italia ci fosse una schizofrenia, un corto-circuito tra italiani e immigrati?

AL: Esattamente. C’è qualcosa che non funziona, sicuramente.

CC: Secondo te è risolvibile, e come?

AL: È sicuramente risolvibile, per prima cosa con la chiarezza e con la conoscenza vera. Da questa premessa ad esempio sono partito per scrivere il mio prossimo romanzo che sarà incentrato sui Rom. Mi sono chiesto: li conosciamo noi, questi Rom? Oppure andiamo sempre dietro il “sentito dire”, come: “ho sentito dire che le donne Rom rubano i bambini”. Quando e dove? Non risulta nessun caso. C’è stato un caso a Napoli, tentato, su cui però non abbiamo un riscontro effettivo.

CC: È una critica anche ai media, questo discorso?

AL: Certamente. In Contesa per un maialino italianissimo muovo una critica ai media. Il protagonista è un giornalista di origine calabrese nato a Torino, che si chiama Enzo Laganà. Fa il cronista di cronaca nera per l’edizione locale di un giornale nazionale, di cui però non dico il nome.

Continua su Arabismo!

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