video Yasmina Khadra a Roma al #FeFiFra: l’Africa, ancora questa sconosciuta

yasmina khadraÈ stato un incontro molto interessante quello che ha visto come ospite lo scrittore algerino Yasmina Khadra, mercoledì scorso a Roma. Per me, che avevo letto solo due dei suoi libri (L’attentatrice e Quello che il giorno deve alla notte), che però mi sono bastati per apprezzarlo, poterlo vedere e ascoltare dal vivo è stata un’occasione da non perdere. Chi si occupa di letteratura araba dall’Italia, infatti, soffre di uno svantaggio non da poco rispetto a chi ama e/o si occupa della letteratura italiana o europea: gli incontri dal vivo con gli autori arabi sono rarissimi, si contano sulle dita di una mano. Quindi mi sento molto fortunata ad aver potuto vedere nell’arco di soli due giorni scrittori come  Amin Maalouf e Yasmina Khadra (e prometto che non mi lamenterò più, per un po’ almeno, dei pochi eventi dedicati alla letteratura araba che si organizzano a Roma! E non è finita qui, perchè la settimana prossima a Roma sarà ospite il marocchino Fouad Laroui, per presentare l’edizione italiana del suo romanzo, tradotto da Del Vecchio editore con il titolo L’esteta radicale).

Ma tornando a Yasmina Khadra: il suo intervento è stato molto frizzante e divertente. Lo scrittore sa bene come si comunica con il pubblico. È un uomo brillante e molto simpatico e spesso le sue parole sono state interrotte da applausi e risate. Per più di un’ora ha parlato alle oltre 100 persone presenti nell’auditorium del Centre Culturel Saint Louis de France di Roma, di come abbia cominciato a scrivere e perchè, del suo ultimo libro, L’equazione africana e del perchè dall’Africa venga oggi una delle più grandi lezioni per l’umanità intera.

Sono uno scrittore come tutti gli altri perchè la letteratura viene solo dal talento. Sono nato per scrivere, Dio mi ha creato per scrivere e questo ho nel sangue. Anche se purtroppo vengo da un Paese, l’Algeria, in cui il talento non è la priorità”.

[Toh, abbiamo qualcosa in comune!]

Nato nel Sahara algerino, il futuro scrittore viene iscritto alla scuola militare dal padre alla tenera età di 9 anni. L’esercito, ovvero “la grande muta”, in cui l’autore e i suoi fratelli e cugini venivano trattati come adulti e non come bambini, diventa per Yasmina Khadra la prima palestra in cui esercitare le sue innate doti di narratore. “Dovevo inventarmi un mondo per poter sopravvivere, per poter recuperare ciò che avevo in parte perso durante l’infanzia”, ha raccontato.

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Ma, naturalmente, l’esercito non poteva tollerare l’idea di avere nei propri ranghi uno scrittore, che per questo venne punito in ogni modo pur di impedirgli di scrivere. Dopo l’ennesimo boicottaggio (era stato mandato a duemila chilometri a sud di Algeri), un aiuto insperato gli venne dalla moglie che, un giorno, visto quanto fosse infelice perchè aveva alla fine deciso di abbandonare la scrittura, gli propose di adottare uno pseudonimo: il suo nome.

“Tu mi hai dato il tuo nome per la vita, io ti do il mio per la posterità” – gli disse sua moglie,

“Sono molto fiero di portare il suo nome, perchè per me è l’unico modo di essere un uomo” – ci ha detto lui.

Ed è così che Mohammed Moulessehoul è diventato Yasmina Khadra.

L’equazione africana è il suo ultimo libro pubblicato: ambientato tra il Sudan e la Somalia, è un viaggio nel cuore più profondo dell’Africa orientale. Per il suo autore è un “romanzo antidepressivo”, un omaggio alla vita e alla gioia di vivere, come potete ascoltare nel video che segue.

L’equazione africana fa parte di quel segmento della sua narrativa che guarda oltre i confini dell’Algeria: da Kabul all’Iraq, l’inventiva di Yasmina Khadra non ha disdegnato alcuna parte del mondo perchè “noi maghrebini africani siamo eclettici”. E perchè “In quanto algerino io ero già aperto verso il mondo”. E ancora: “Io mi sento un cittadino del mondo. Vivendo in Europa capisco tutto ciò che qui succede. Mentre voi non sapete nulla di noi, assolutamente nulla”.

Non credo di potergli dare torto. Possiamo dargli forse torto?!

Yasmina Khadra scrive del mondo intero perchè l’umanità è la stessa dovunque, il linguaggio è lo stesso in ogni dove. E lo scrittore viaggia, perchè l’uomo, questo linguaggio del viaggio, riesce a interiorizzarlo e a capirlo. E anche perchè la letteratura, che per lui ha il compito di “meravigliare”, è ciò che distingue l’uomo dall’animale.

Ed. Marsilio, 2012, pp. 320, 19 euro
Ed. Marsilio, 2012, pp. 320, 19 euro

Non risparmia le critiche all’Occidente e al mondo di oggi anche quando afferma che in Africa esistono degli autori meravigliosi e degli artisti incredibili che nessuno conosce, perchè oggi ormai “non c’è più alcuna forma di curiosità salvifica verso il mondo”. Per questo Khadra spera che il suo lavoro aiuti i lettori ad aprire gli occhi e la mente anche sulla produzione artistica degli scrittori africani, perchè il nostro dovere in quanto esseri umani è quello di “andare verso gli altri”. Lui d’altronde sembra inarrestabile anche quando afferma, in una dichiarazione d’amore nei confronti di tutta l’umanità: “Io vado avanti perchè amo la gente”.

Infine, il nostro non risparmia una piccola critica, ma comunque affettuosa, verso il pubblico italiano che lo “snobba”, a differenza della Francia dove ha venduto milioni di copie, e che dovrebbe imparare il francese (nel parlare era aiutato da una bravissima e simpatica interprete) che è la lingua più bella del mondo. Naturalmente dopo l’arabo.

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