Non il solito fumetto: “Il Mio Miglior Nemico. Storia delle relazioni tra Stati Uniti e Medio Oriente”.

È online su Reset la mia recensione di Il Mio Miglior Nemico. Storia delle relazioni tra Stati Uniti e Medio Oriente di Jean-Pierre Filiu e David B. (Rizzoli Lizard, 2012, 18 euro). Un libro che definire “fumetto” è riduttivo e che è stata una lettura che mi ha divertita e appassionata. L’unica pecca è che lascia i lettori con la curiosità di saperne di più e subito!

Piatto_Miglior_NemicoForse non tutti sanno che, alla fine del XVIII secolo, la guerra di corsa tra i pirati nordafricani e le flotte commerciali europee imperversava ancora nel Mediterraneo. Ma nel 1801, il pascià di Tripoli, opulenta regione di un Impero Ottomano già in crisi, dichiarò guerra agli Stati Uniti, giovane potenza in ascesa le cui imbarcazioni solcavano anche il mare nostrum.  Washington aveva osato ribellarsi a quei trattati di pace che gli Stati barbareschi avevano già imposto alle potenze europee. L’incontro-scontro tra i due “migliori nemici” di oggi, gli Stati Uniti e i paesi arabo-islamici, si palesò non come uno scontro di civiltà bensì come una vera e propria guerra commerciale, combattuta a suon di rapimenti, blocchi navali e bombardamenti. Condotta da doppiogiochisti americani e tribù arabe rivali, si trasformò ben presto nel primo tentativo messo in atto da Washington di rovesciare il governo di un paese ostile.

L’episodio qui accennato è forse il meno conosciuto dei tanti aneddoti che compongono Il Mio Miglior Nemico. Storia delle relazioni tra Stati Uniti e Medio Oriente  di Jean-Pierre Filiu e David B., una trilogia il cui primo volume, che dal 1783 arriva al 1953, è stato di recente pubblicato in Italia da Rizzoli Lizard.  L’impresa, definita “multimediale” nella prefazione all’edizione italiana, è uno dei più riusciti ed originali esperimenti narrativi di raccontare la Storia a fumetti, frutto dell’incontro tra l’arabista ed ex diplomatico francese Jean-Pierre Filiu e il disegnatore francese David B., noto in Francia e all’estero.

L’esigenza di capire e raccontare come si fosse arrivati alla Guerra del Golfo del 2003, evento tra i più controversi delle relazioni internazionali degli ultimi anni, è stato il punto di partenza da cui gli autori hanno cominciato a lavorare. Il risultato è un’opera che tenta di evidenziare non solo le linee di frattura del rapporto Stati Uniti – Medio Oriente, la genesi e le conseguenze, ma anche le somiglianze tra i due universi, nel tentativo di riportare alla luce i corsi e i ricorsi di una lunga storia in comune.

È così che il primo volume si apre con un episodio dell’epica sumerica risalente a 4400 anni fa, i cui protagonisti, Gilgamesh ed Enkidu, alle prese con la loro guerra preventiva contro il demone Humbaba, vengono accostati a George W. Bush e a Donald Rumsfeld durante la Guerra in Iraq del 2003. “Le crudeltà comunicano nel tempo”, scrivono gli autori. È  un parallelo duro, che spiazza il lettore, ma che alla fine convince e getta le basi di un discorso i cui fili verranno riannodati al termine del terzo volume.

Si prosegue poi tra episodi noti e altri meno conosciuti della Storia, passando dalle guerre corsare, alla dottrina del Destino Manifesto, fino ad arrivare alla corsa al petrolio saudita e iraniano della prima metà del ’900, con cui si conclude il primo volume.

La rigorosità del lavoro storiografico viene mitigata dal tono irriverente e sardonico con cui l’illustratore ritrae vizi e virtù dei protagonisti storici. Il tratto di David B. non è quello rigoroso e dettagliato del graphic-journalism alla Joe Sacco in Gaza 1956, né somiglia alla linea arrotondata e orientalistica di Craig Thompson in Habibi, volendo citare altre due recenti monumentali opere a fumetti. La recensione continua qui su Reset!

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Ne approfitto anche per segnalarvi la nascita (è notizia di ieri!) di Arab media REPORT, un progetto innovativo e interessante promosso dall’associazione Reset-Dialogues on Civilizations, che mira a sviluppare e diffondere in Italia una maggiore conoscenza dei media dei paesi arabi e di Iran e Turchia e “delle televisioni satellitari e terrestri e dei social media digitali, realtà che stanno formando il nuovo orizzonte culturale, politico e sociale dell’area mediterranea e del Medio Oriente”.

Il comitato scientifico, come i responsabili editoriali, sono di alto livello e ciò garantisce la qualità delle informazioni, articoli o analisi più approfondite, che troverete sul sito.

Potete seguire Arab media REPORT anche su twitter @ArabMediaReport.

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