Top ten arabista..della traduttrice!

FotoFlexer_Photo 1Come ogni lunedì, torna la top ten arabista, che oggi ospita la personalissima classifica di Barbara Benini (che qui ringrazio!), traduttrice dall’arabo dei due romanzi egiziani contemporanei: Rogers e la Via del drago divorato dal sole, Ahmed Nagi, Il Sirente, 2010 e di Al di là della città, Gamal al-Ghitani, ed. Lavoro, 1999.

Leggete bene i suoi consigli, in cui compaiono fianco a fianco autori classici, come il marocchino Mohamed Choukri e il Premio Nobel Naghib Mahfuz, e altri più contemporanei e forse meno conosciuti, come lo stesso Ahmed Nagi e Ahmed El Aidy, e prendete nota per le vostre prossime letture!

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1) Ho visto Ramallah, Murid El Barghuti, trad. Monica Ruocco: è uno dei pochi libri ad avermi fatta letteralmente sciogliere in un fiume di lacrime. A metà tra il reportage, il diario e il romanzo, ti tocca dentro. Lo considero in assoluto uno delle mie letture più belle.

2) L’epopea dei Harafish, Naghib Mahfuz, trad. Clelia Sarnelli Cerqua: mi ha ricordato moltissimo, mutatis mutandis, il fenomeno dei clan mafiosi in Italia, l’onore, l’omertà, la famiglia, il controllo, il potere. Consiglio anche, a chi conosce l’arabo egiziano, la visione dell’omonimo film, per la regia di Ali Badrakhan, con Mahmoud Abd El Aziz nella parte di Farag e Yousra in quella della conturbante Malak.

ROGER e la via del drago3) Rogers e la Via del drago divorato dal sole, Ahmed Nagi, trad. Barbara Benini: a oggi unico nel suo genere, è secondo me pura avanguardia letteraria, un non luogo dove musica, cinema, letteratura, vengono sapientemente rimescolate in un enorme calderone di parole, creatività, sogni e utopie, è un manga senza disegni, un anime privo di immagini e soprattutto è nato sul web, coi contributi dei lettori del blog di Nagi e già questo, per me, è geniale.

4) Essere Abbas El Abd, Ahmed El Aidy, trad. Carmine Cartolano: perché è una ventata di nuovo, in uno stile fuori dai canoni, un intreccio molto singolare per un’opera figlia del ventunesimo secolo. Un romanzo che ha lasciato il segno in Egitto e che purtroppo il pubblico italiano non ha saputo apprezzare.

 

5) Metro, Magdy El Shafee, trad. Ernesto Pagano: è la prima graphic novel egiziana, i disegni di Magdy sono veramente belli, vivi, in poche pagine ti senti subito lì, al Cairo a correre anche tu su e giù per le scale e i tunnel della metropolitana, insieme alla gente normale, agli egiziani.

6) La terrazza proibita, Fatima Mernissi, trad. R. R. D’Acquarica: descrive il passaggio dalla tradizione alla modernità, attraverso gli effetti che ha avuto sulle donne della casa della scrittrice e protagonista. È un vivido affresco di interno marocchino, privo dell’esotismo occidentale dei pittori orientalisti, un soggiorno nello haramlik come doveva veramente essere, un luogo di solidarietà e discussione, un rifugio, una casa delle donne.

7) La commissione, Sonallah Ibrahim, trad. Paola Viviani: mi ha dato l’angoscia, una sensazione di soffocamento, di pareti che ti si stringono addosso e il finale splatter è a dir poco lisergico! Credo proprio sia un must!

8) Il pane nudo, Mohamed Shoukry, trad. M. Fortunato: è stato un libro molto toccante, una lettura cui sono pervenuta tramite la biografia di Jean Genet, e secondo me, non a torto molti critici fanno un paragone tra i due. Mi ha veramente scioccata scoprire qualche giorno fa che Galal Amin, Presidente della Commissione di Giudici del Booker di quest’anno, l’abbia definito un romanzo immorale!

9zia safia e il monastero) Zia Safia e il monastero, Baha Taher, trad. Giuseppe Margherita: perché non è da tutti narrare gli avvenimenti cogli occhi di un bambino e questo romanzo, secondo me, ci è riuscito pienamente, per giunta affrontando un tema difficile come i rapporti tra cristiani e musulmani nel Said egiziano.

10) Se non fossi egiziano, ‘Ala Al Aswani, trad. Claudia La Barbera: perché credo che la creatività di Al Aswani si manifesti al meglio nei racconti, i suoi romanzi mi sembrano troppo “costruiti a tavolino”, scontati.

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