Di top ten arabiste di giovani arabisti e primi bilanci

Pubblico oggi con molto piacere le top ten arabiste di due giovani arabisti molto in gamba.

Come al solito, le top ten arabiste possono essere “lette” sia un elenco dei libri preferiti di chi le ha composte, sia come un suggerimento per delle nuove letture, un modo per scoprire testi nuovi o per vedere confermate le proprie preferenze.

È un ottimo esercizio anche per me. Ad esempio, dalla prima delle due top ten, quella di Claudia Avolio, ho scoperto la serie dedicata all’ispettore Alì, del marocchino Driss Chraibi, e mi sono ricordata di voler leggere l’antologia curata da Valentina Colombo la cui lettura, per un pregiudizio legato al titolo, mi ero sempre preclusa.

Top ten dell’arabista di Claudia Avolio

[Claudia Avolio studia arabo ed è appassionata di radici e parole arabe. Collabora con l’Associazione Culturale Arabismo ed Arabpress]

top ten claudia

1. Adonis – Ecco il mio nome

2. Elias Khoury – La porta del sole

3. Mohamed Choukri – Il pane nudo

4. Ghassan Kanafani – Uomini sotto il sole

5. Non ho peccato abbastanza (Antologia di poetesse arabe contemporanee) – a cura di Valentina Colombo

6. Adonis – La musica della balena azzurra

7. Joumana Haddad – Adrenalina

8. Mohamed Choukri – Il tempo degli errori

9.Youssef Ziedan – Azazel

10. Driss Chraibi – L’ispettore Alì

***

Nella topten di Giacomo Longhi invece figurano tre autori libanesi che amo molto anche io: Jabbour Douaihy, Elias Khoury (o Khuri) e Hoda Barakat. Lo rimarco perchè, lo ammetto, sono un po’ di parte: gli scrittori libanesi esercitano su di me un fascino particolare. Li sento più affini al mio modo di vivere e percepire i sentimenti, le cose della vita. Un comune sentire che me li rende molto cari..

Questo non toglie nulla alla bellezza di un libro come Il gioco dell’oblio, dello scrittore marocchino Muhammad Barrada, ad esempio, che ho letto molti anni fa e di cui avevo scritto, per Arabismo:

Nelle battute finali, l’autore sembra voler suggerire che il sostantivo uomo (insan, in arabo) derivi in realtà forse da oblio (nisyan, in arabo), nel senso che l’uomo vive perché sa dimenticare. Dimentica i dolori, i lutti, le sofferenze, gli amori finiti, le gioie e i successi. Ed io mi chiedo: ma se non dimenticasse, riuscirebbe l’uomo a vivere..?

(La recensione, dal titolo Il gioco dell’oblio, il gioco della vita. L’uomo vive perché sa dimenticare? la trovate sul sito di Mesogea – ed è l’ultima delle tre recensioni).

Top ten dell’arabista di Giacomo Longhi

[Studente di Lingue e istituzioni economiche e giuridiche dell’Asia e dell’Africa mediterranea presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia. Si occupa di editoria araba e persiana e lavora come lettore per alcune case editrici].

top ten giacomo

1- Jabbour Douaihy, Pioggia di giugno

2- Elias Khuri, La porta del sole

3- Sinan Antoon, Rapsodia irachena

4- Sonallah Ibrahim, Warda

5- Ghada Samman, Incubi di Beirut

6- Mahmud Darwish, Una memoria per l’oblio

7- Muhammad Barrada, Il gioco dell’oblio

8- Hoda Barakat, Lettere da una straniera

9- Tayeb Salih, La stagione della migrazione a Nord

10- Musa Sabri, L’incidente del mezzo metro

***

Primo bilancio delle top ten arabiste

Ai primi posti posso confermare Uomini sotto il sole, di Ghassan Kanafani e La stagione della migrazione al Nord, di Tayeb Salih, entrambi pubblicati da Sellerio.

Ho amato visceralmente La stagione della migrazione a Nord ma non sono mai riuscita a recensirlo. Qualsiasi parola mi venisse in mente, qualunque aggettivo o pensiero, mi sono sembrati sempre inadeguati ed insufficienti per descrivere un libro così importante, così potente, così forte, così vero, così doloroso.

La casa editrice Sellerio quest’anno pubblicherà Il matrimonio di Zein, di Salih e la mia impazienza, felicità e curiosità sono solo eufemismi per descrivere come sto vivendo l’attesa. Mi viene in mente quella frase de Il giovane Holden che dice così:

Quelli che mi lasciano proprio senza fiato sono i libri che quando li hai finiti di leggere e tutto quel che segue vorresti che l’autore fosse tuo amico per la pelle e poterlo chiamare al telefono tutte le volte che ti gira. Non succede spesso, però.

Ecco, è così che mi sento e no, non succede spesso. Ma quando accade, è davvero molto bello.

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