Romanzo arabo moderno e politica: le riflessioni di Elias Khoury

Il grande romanziere ed intellettuale libanese Elias Khoury (autore di: Il viaggio del piccolo Gandhi, La porta del sole, Facce bianche, Yalo) è stato di recente a Parigi, ospite dell’Institut National des Langues et Civilisations Orientales, dove ha parlato del complesso rapporto tra letteratura e politica, di cui tante volte mi sono occupata sul blog. Leggete quello che Khoury ha detto, è stata una sorpresa anche per me! [Ch. Com.]

di Annamaria Bianco*

Elias Khoury, nato a Beirut il 12 luglio del 1948, è uno scrittore e intellettuale libanese molto noto sul panorama internazionale e tradotto con altrettanto successo, tanto in Francia che altrove.

elias k flexQuest’anno è stato ufficialmente invitato a Parigi, per un dibattito con gli studenti del “Langues O’” – ovvero dell’Institut National des Langues et Civilisations Orientales per dirla in maniera meno gergale-, svoltosi alla fine di novembre. Affatto a disagio nell’ambiente universitario, probabilmente grazie ai suoi periodi di docenza alla Columbia University di New York e all’American University in Libano, esperienze alle quali ha sempre unito il lavoro di giornalista per Al-Nahar.

Affiancato al suo percorso letterario, quello da militante per la liberazione della Palestina, firmatario assieme a Mahmoud Darwish, Samir Kassir e Adonis, per un totale di tredici nomi, di una dichiarazione contro il nuovo olocausto perpetuato da Israele a Gaza nel marzo del 2001. E, per questo, senza alcun dubbio una fra le personalità più adatte per discutere di “Romanzo arabo moderno e politica”, l’oggetto del dibattito animato da Sobhi Boustani, docente di letteratura moderna dell’ateneo, e Katia Ghosri.

E’ umile e autoironico Elias Khoury, che ha esordito in apertura di discorso affermando di essere l’esempio che il Libano non è affatto francofono, per giustificare una mancata padronanza della lingua del paese ospitante, in realtà subito smentita dalla fluidità del suo pensiero e dalla prontezza nella risposta. E, pur seduto dietro la scrivania, non ha preteso di possedere la verità assoluta sull’argomento del giorno, affermando di non essere forse mai realmente riuscito a comprendere il legame esistente tra scrittura e politica fino allo scoppio della Rivoluzione Siriana.

Un evento che l’ha toccato da vicino. E non solo geograficamente, dal momento che considera i suoi compatrioti e i siriani, come “un solo popolo in due paesi”. E’ stato allora che ha cominciato a dare forma concreta alle riflessioni di una vita: la letteratura nella sua esplosione ha, per forza di cose, legami diretti con la politica, ma non coincide con quest’ultima, dal momento che non si interessa in primo luogo ai suoi sviluppi, quanto piuttosto alla percezione, e alla comprensione, delle vibrazioni della storia.

Pertanto, il vero scrittore impegnato è praticamente obbligato ad essere critico. E’ colui il quale riesce a mettere da parte il proprio io, liberandolo da prese di posizione dirette, per dare piuttosto la possibilità di esprimersi alla gente privata della libertà di farlo. E non c’è alcuna contraddizione in questo, perché è soltanto così che il lettore, “il vero autore dell’opera letteraria”, può riuscire davvero ad identificarsi col frutto del lavoro dello scrittore.

Ed è questo quello che Khoury aveva cercato di fare già a partire da opere come باب الشمس (“La porta del sole” in italiano), nel quale non ha voluto descrivere in primo luogo la Palestina e la Nakba del ’48, che non è mai stata raccontata interamente perché non ancora conclusasi, quanto piuttosto i problemi umani derivanti dal suo contesto storico e politico. La vera grande sfida è stata per lui descrivere una storia d’amore senza fine, nel quadro di una tragedia.

E lo stesso ha fatto prima ancora con “الوجوه البيضاء” nel 1981 (letteralmente “I volti bianchi”), arrivando persino a deludere i propri compagni con la sua presa di posizione, per la quale l’impegno politico non può risultare più importante della narrazione delle vicende individuali.

La letteratura riempie i vuoti della storia, descrive la storia dei vinti, mentre la storia è scritta dai vincitori.

La letteratura è la Storia, con la “s” maiuscola.

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*Studia francese ed arabo classico all’Università di Napoli l’Orientale, ed è iscritta all’ultimo anno del corso di laurea triennale in Lingue, lettere e culture comparate. Attualmente, si trova in Erasmus a Parigi presso l’Institut National de Langues et Civilisations Orientales (INALCO), dove ha cominciato a studiare anche siro-libanese. Da luglio 2012 è giornalista pubblicista e collabora con Frontiere News.

6 commenti

  1. Forse non ho capito bene, ma l’autrice non intende che رائحة الصابون sia stato tradotto in italiano con il titolo “Porta del sole”, perché chiaramente si tratta di due romanzi diversi?!

  2. Giusto per completezza, i libri di Elias Khoury tradotti in italiano sono quattro: Il viaggio del piccolo Ghandi (Jouvence), La porta del sole, Facce bianche, Yalo (tutti e tre Einaudi), più un piccolo saggio in Rappresentare il Mediterraneo, lo sguardo libanese (Mesogea). Per gli altri aspettiamo fiduciosi.

    • Grazie Celine. Rappresentare il Mediterraneo in realtà è co-firmato con Ahmad Beydoun – e tra l’altro (nota personale) ce l’ho e l’ho anche letto, ma deve esseremi sfuggito, forse perchè il post trattava “solo” il Khoury romanziere.
      Per gli altri aspettiamo sì, molto fiduciosi..nelle case editrici!

      • Prego, Chiara. Dimenticavo che in Libano.Frammenti di storia etc (Mesogea, appena uscito) c’è un altro saggio di Khoury (Romanzo, romanziere e guerra civile libanese).

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