Cinquanta sfumature di censura: “La prova del miele”, di S. al-Neimi

Lettori attenti, questo post riguarda un probabile caso di censura ai danni di un libro, anzi, della copertina di un libro: il caso della copertina censurata dalla Apple.

La notizia, poi rimbalzata sul Guardian e sull’Huffington Post, arriva direttamente dalla casa editrice Europa Editions, che qualche giorno fa sulla pagina Facebook ha denunciato come la versione inglese del romanzo della scrittrice siriana Salwa al-Neimi, The Proof of the Honey , fosse stata rimossa dall’ iTunes Store perchè la copertina, che ritrae il fondoschiena nudo di una donna, era stata ritenuta “inappropriata”. Ad una prima richiesta di spiegazioni, la Apple aveva risposto che se la casa editrice non avesse modificato l’immagine, il libro non sarebbe stato rimesso in vendita.

Sicuramente tra i frequentatori di questo blog si troverà qualche lettrice o lettore che ha letto La prova del miele, pubblicato in Italia da Feltrinelli nel 2008 (trad. di F. Prevedello).

La prova del miele è – per chi non lo sapesse – il racconto dell’educazione sentimentale e sessuale di una donna araba, un romanzo sul ruolo del sesso nelle società arabe contemporanee e il suo rapporto con la tradizione dei testi arabi erotici.

L’autrice, che oggi vive a Parigi ma che ha voluto fortemente scrivere questo romanzo in arabo, alterna l’uso di un linguaggio esplicito ad una lingua più morbida, più sensuale. Il romanzo, pubblicato originariamente in arabo dalla casa editrice libanese Dar Riad el-Rayyes, è stato censurato in diversi paesi arabi a causa del suo contenuto considerato troppo esplicito. Non è quello che si chiama un capolavoro, ma leggendolo non mi è neanche dispiaciuto. E comunque, se proprio vogliamo entrare nel merito del genere, ho letto libri di gran lunga peggiori. Come ad esempio la trilogia che occhieggia dal titolo di questo articolo.

Tornando alla censura operata dalla Apple, quello che mi risulta difficile comprendere è il motivo dietro la decisione della corporation americana, il cui giudizio negativo riguarda la copertina e non il romanzo in sé. Trovo tra l’altro odioso che una seconda censura, dopo quella ricevuta in alcuni paesi arabi, si sia abbattuta di nuovo su questo libro. Ma ancor meno comprensibile risulta tutto ciò, nel momento in cui si scopre che la versione francese del romanzo, stessa copertina, si trova ancora in vendita nel negozio online. Forse che i lettori francofoni sono più smaliziati di quelli anglofoni?

Per non parlare del fatto che il romanzo, pubblicato in inglese nel 2009, si trovava già da due anni nell’iTunes store. Dunque perchè censurarlo solo ora?

In un commento su Facebook, la Europe Editions ha ipotizzato che la censura debba ricollegarsi in qualche modo alla nazionalità di origine della scrittrice. Lascio a chi legge il compito di farsi un’opinione in merito.

Certo è che la decisione della Apple risulta poco coerente con la scelta di lasciare in vendita molti altri libri che raffigurano altre donne nude ritratte di schiena. Ed inoltre si commenta da sè il fatto che la Apple non abbia rilasciato dichiarazioni alla stampa in merito alla questione. A questo punto giova forse aggiungere che la Apple non è nuova alle operazioni di censura. Se vi fate un giro sul web trovate qualche notizia, una è questa qui.

Purtroppo per la casa editrice la storia non si è conclusa lì. L’ultimo aggiornamento risale a lunedì scorso: sempre dalla pagina Facebook di Europe ed. si apprende che gli editori, in seguito alla vicenda, avevano provato a vendere l’e-book ad un prezzo scontato su altre piattaforme online, ottenendo tuttavia in cambio un netto rifiuto alla proposta. Questa volta a destare scandalo era il contenuto del libro. Qualcuno li aiuti, poverini.

Posso ricordare loro che la ben nota trilogia inglese Cinquanta sfumature di nero-grigio-rosso, che nelle opinioni dei lettori di tutto il mondo oscilla tra il disgusto, l’amore a prima vista e la noia più totale, è ancora saldamente in vetta alle classifiche, forte dei suoi 31 milioni di copie vendute in tutto il mondo? Ed è una trilogia che parla, senza troppo pudore, di eros.

I lettori più assidui e fedeli del blog sanno che non sono mai particolarmente tenera nei confronti delle copertine che banalizzano temi quali donne-Islam-sesso, e che ammiccano compiacenti e invitanti ai lettori dalle vetrine delle librerie. D’altronde la copertina in questione non mi sembra particolarmente volgare, né inappropriata, od offensiva. La si può definire eccessiva, o provocatoria, a seconda della sensibilità di ciascuno.

Rispetto alla copertina inglese, quella italiana appare più casta: il colore viola utilizzato rende il nudo femminile quasi alieno, come se non fosse reale. Agli editor della Feltrinelli vorrei però contestare la frase riportata sul retro: quel “le confessioni impertinenti e sensuali di una Sheherazade contemporanea” suona molto come un amo da pesca orientalista da infilzare nella bocca di un certo tipo di pesci-lettori.

Ma come lettrice, rivendico il diritto di scegliere da me quale libro voler leggere. Non ho bisogno che un distributore, una corporation o un impiegato zelante decidano per me quale libro io debba o possa leggere.

Il gusto è il mio, la scelta è personale e libera. Siamo lettori, non abbiamo bisogno della balia.

Infine, fossi nell’editore, non sarei troppo amareggiata: la censura della Apple potrebbe  trasformarsi in una “mela” proibita per i lettori e invogliarli a comprare il libro proprio perchè censurato.

Ho l’impressione però, che la storia non sia finita qui.

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(Grazie a Shady Hamadi per avermi segnalato la notizia)

Un commento

  1. Post molto bello, che condivido in gran parte; voglio comunque provare a buttare giù qualche “provocazione”.
    La prima è: perché un editore che ha in mano un libro bello, intenso, vero, lontano da una certa pruderie occidentale che vorrebbe vedere il mondo arabo come un gigantesco harem, propone una copertina di questo tipo? Non avrebbe dovuto essere lui, prima di chiunque altro, a mostrare correttezza verso l’autrice e i lettori, scegliendo qualcosa di meno “furbetto”?
    In ogni caso, la censura non è giustificata – stiamo parlando di una foto con un certo contenuto artistico. Ma chi è la Apple? Una società privata, che decide di vendere quello che vuole. Il termine da usare non è propriamente “censura” ma, piuttosto, “scelta commerciale”. E qui il discorso si fa più ampio: è giusto demandare a un’azienda che punta ai profitti la gestione della cultura? Un discorso analogo potrebbe valere per Amazon. Personalmente, cerco di tenermi il più lontano possibile da qualsiasi azienda che abbia aspirazioni monopolistiche – penso alla pericolosità del Kindle, che lega i lettori, mani e piedi, a un solo fornitore di libri – ma è sufficiente questo? Cioè. la Amazon, e la Apple, possono davvero essere scalfite dalle decisioni di singoli individui?
    La mia proposta è: boicottiamo Apple finché non rimette in vendita il libro: qualcuno pensa che questa protesta avrà qualche effetto?

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