Speciale Philastiniat #3: Incontro con Akram Musallam

A Philastiniat c’era anche il giovane scrittore palestinese Akram Musallam. Giacomo Longhi ha partecipato all’incontro svoltosi il 3 ottobre, ecco il suo resoconto.

di Giacomo Longhi*

Il 3 ottobre 2012 il pubblico di Milano ha incontrato presso la Feltrinelli di piazza Duomo lo scrittore palestinese Akram Musallam, autore di La danza dello scorpione (Il Sirente, 2011), che ha dialogato con Elisa Pierandrei e Leila Mattar, la sua traduttrice.

Nato in un paesino vicino a Nablus, Akram Musallam vive oggi a Ramallah, città con cui dice di intrattenere un rapporto ambiguo, amandola e detestandola al tempo stesso. “È una città per me molto importante, ma si sta trasformando in una sorta di capitale politica e questo la rende più aspra e dura. Dopo l’avvento dell’Autorità Palestinese, Ramallah è diventata parte dell’eco globale”.

Il tema del luogo è centrale nella Danza dello scorpione, romanzo dall’umorismo surreale, giocato su più livelli di lettura. L’autore dice di aver voluto raccontare la storia di una crisi tra un uomo e il suo ambiente. Il protagonista è un palestinese che lavora in una discoteca israeliana, dove si innamora di una ragazza francese.

Musallam ha voluto riferirsi nel suo romanzo alla situazione di totale dipendenza dei Territori palestinesi da Israele. La letteratura, così come l’arte, assume il ruolo di una risorsa indispensabile, l’unico mezzo a disposizione per proteggersi. In un conflitto che riguarda innanzitutto il luogo, la scrittura gioca un ruolo decisivo contro una visione/narrazione errata, che vorrebbe “una terra senza popolo per un popolo senza terra”.

Appassionato di poesia, Musallam ha cominciato a leggere romanzi solo a venticinque anni. Da allora ha letto, accanto ai grandi nomi arabi, alcuni dei maggiori scrittori internazionali, tra i più amati Günter Grass e José Saramago. Ha studiato a Beir Zeit con Hussein al-Barghuti, “una sorta di università ambulante”, personalità fondamentale per la sua formazione. A lui è dedicato uno dei personaggi nella Danza dello scorpione.

Lo scrittore, che ama lavorare nei caffè, racconta di avere scritto a casa solo il primo romanzo.

“Era il 2001 ed eravamo sotto l’occupazione israeliana. Una pallottola è entrata nel mio studio rischiando di incendiare tutta la casa. Ora preferisco scrivere fuori, nei bar o negli internet cafè, anche per stare lontano dai rumori dell’ambiente domestico”.

Tra le domande rivolte all’autore, il pubblico ha mostrato un interesse spiccato per le possibilità che ha la cultura di circolare in Palestina. Musallam ha parlato delle difficoltà della distribuzione del libro arabo legate all’occupazione. Gli scrittori palestinesi, pubblicando a Beirut o al Cairo, non devono affrontare particolari problemi di censura, ma trovano ostacoli alla diffusione nel loro stesso paese. “Faccio anch’io fatica a ricevere i miei libri, La danza dello scorpione, per esempio, lo possiedo solo in fotocopia!” ha detto mostrando al pubblico il suo “esemplare” del romanzo.

Pubblicato dalla casa editrice libanese Dar al-Adab, il libro non ha potuto circolare in Palestina da quando, nel 2006, Israele ha vietato la distribuzione di qualsiasi libro proveniente dal Libano, indipendentemente dai contenuti.

Sono inoltre rari, ha ricordato sempre Musallam, i casi in cui la letteratura palestinese viene tradotta in ebraico. Vi è la casa editrice israeliana Dar Andalus, che pubblica narrativa araba (hanno tradotto, tra l’altro, La porta del sole di Elias Khuri), che tuttavia resta un episodio isolato e poco sostenuto. Al contrario si traduce molto dall’ebraico all’arabo, e lo stesso Musallam ha detto di essere impegnato in un progetto che prevede la pubblicazione di una ventina di titoli tradotti all’anno.

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* Studente di Lingue e istituzioni economiche e giuridiche dell’Asia e dell’Africa mediterranea presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia. Si occupa di editoria araba e persiana e lavora come lettore per alcune case editrici.

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