Doppio appuntamento torinese con lo scrittore libanese Jabbour Douaihy

Il due volte finalista all’Arabic Booker e autore di “Pioggia di giugno” (Feltrinelli, 2010), oggi sarà a Torino alla Scuola Holden, dalle 15.30, per tenere una lectio magistralis in occasione dell’inaugurazione del Biennio in Scrittura e Storytelling 2012-2014. L’evento verrà trasmesso in streaming sul sito della scuola Holden e sul sito Feltrinelli.

Il 9 ottobre alle 18.00, Douaihy sarà invece al circolo dei lettori di Torino (via Bogino 9) per presentare la versione italiana del suo romanzo شريد المنازل , tradotto in italiano con il titolo: “San Giorgio guardava altrove” (trad. di Elisabetta Bartuli), che uscirà il 10 ottobre sempre per Feltrinelli. L’autore converserà con Francesca Caferri, giornalista di Repubblica ed esperta di mondo arabo. Ingresso libero fino ad esaurimento posti.

San Giorgio guardava altrove” (originariamente pensato nella versione italiana con un altro titolo : “Il libanese errante”, come avevo anticipato qui) è un affresco realista della guerra civile libanese, rappresentata dall’emblematica figura di Nizam, protagonista del romanzo.

Nizam, nato da una famiglia sunnita, viene allevato da una famiglia di maroniti, e questo peculiare dualismo prima che religioso diventa una questione esistenziale allo scoppio della guerra civile libanese (1975-1990 ca.), guerra fratricida che testimoniò le morti, brutali e spesso raccapriccianti, dei cittadini libanesi in ragione quasi esclusivamente della loro appartenenza confessionale.

Douaihy nello scegliere come tema portante del romanzo quello della guerra civile, guerra che nella sua personalissima visione è ancora oggi in corso, si è assunto un compito non facile. Per Douaihy, la guerra civile ha segnato un verso e proprio spartiacque nella produzione letteraria libanese, in special modo del romanzo.

Gli scrittori libanesi contemporanei ancora oggi si trovano a doversi confrontare con le stesse domande, gli stessi interrogativi: cosa significa essere libanese? Chi è il libanese? Un essere umano? Vuol dire essere cristiano o musulmano? Si tratta di due persone diverse o della stessa persona? Dove stanno le soluzioni a questi dilemmi?

Se la società e la politica non sono ancora riuscite a risolvere la questione di cosa voglia dire oggi, essere libanese, gli scrittori libanesi tentano da anni di affrontare l’argomento nei loro romanzi.

Prima di Douaihy ci hanno riflettuto in modo egregio Elias Khoury in Yalo e Hoda Barakat in L’uomo che arava le acque su tutti, e nella sua recente produzione.

Sharid al-manazil, sesto romanzo di Douaihy, è stato tra i romanzi finalisti del premio IPAF di quest’anno, vinto dall’altro scrittore libanese, Rabee Jaber, in concorso con il suo I drusi di Belgrado.

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