Impressioni dal Salone Internazionale del Libro di Algeri

Questo articolo è stato scritto per editoriaraba da Maria Paola Palladino, che ha partecipato in veste di relatrice all’ultimo Salone Internazionale del Libro di Algeri, in occasione della presentazione della Guida Migrante (ed. Compagnia delle Lettere, Roma, 2012) di cui è co-autrice.Vi ricordate? Ne avevo parlato qui.

Queste sono le sue impressioni sulla fiera, sulle letture degli algerini e sulla gioventù algerina…

di Maria Paola Palladino*

La mia prima volta al SILA – Salon International du Livre Algérien, che si tiene ormai da anni ad Algeri, è stata nel 2009, in una giornata piena di sole, sul finire del mese di ottobre (se non ricordo male). Come capita spesso, la prima volta non si scorda mai… Anche se per me non si tratta di un ricordo entusiasmante: capannoni bianchi al centro di un immenso stadio, il “5 juillet” di Algeri, stand piccoli e addossati l’un all’altro, senza contare la loro ubicazione quasi casuale (o, per lo meno, questa è stata la mia sensazione, alimentata anche, molto probabilmente, dal fatto di essermi ritrovata più volte al punto di partenza o, ancor peggio, all’uscita, pur seguendo le indicazioni con la mappa sotto mano!).

Sono ritornata al SILA quest’anno, nel 2012, e sono rimasta piacevolmente sorpresa ritrovandomi immersa in un luogo completamente diverso da quello di tre anni prima: la “location” era quella del SAFEX, un’area appositamente attrezzata per accogliere saloni e, più in generale, eventi di una certa portata, posta in una zona molto più facilmente raggiungibile grazie alla nuova linea del “tramway” (una sorta di metropolitana leggera) e del “metro” che, combinati tra loro, ti permettono di arrivare in pochi minuti fuori città… Per non parlare delle navette in direzione aeroporto, già da tempo attive, che conducono nelle vicinanze. Niente a che vedere con l’altro lato della capitale, ancora poco e mal collegato al centro città, dove fino a pochi anni fa aveva luogo questa manifestazione! Anche i capannoni bianchi, montati per l’occasione, erano scomparsi, sostituiti da padiglioni in muratura (quello A, B e C, nonché il “pavillon central”…

Unica pecca: aver nominato con le medesime lettere anche le zone interne a quest’ultimo padiglione, creando non poca confusione, purtroppo anche alle persone interessate alla presentazione della nostra guida, per la quale mi trovavo quest’anno al SILA…).

Ciò che mi ha, tuttavia, stupito maggiormente, a dir il vero entrambe le volte, ma ancor più quest’ultima, forse per i motivi sopra accennati, è stata l’affluenza molto alta, in particolar modo di famiglie e di gruppi di amici e studenti. Saranno state le 630 case editrici presenti con i propri stand (stupendo alla sola vista quello delle edizioni Casbah: una ricostruzione in piccole dimensioni della vecchia Algeri, in stile ottomano) o ancora i 41 paesi rappresentati, tra cui l’Italia nello stand dell’EUNIC – European Union National Institutes for Culture, insieme agli altri Istituti culturali di tutta Europa… O semplicemente la voglia di leggere e di acquistare libri, riviste… Perché chi ha detto che gli algerini non hanno sete di lettura? O, ancor peggio, non sono interessati ad iniziative culturali come questa? Certo, la quasi assenza, in gran parte del paese, soprattutto fuori dalla capitale e dai grandi centri, di librerie e biblioteche, farebbe pensare il contrario, ma la realtà è tutt’altra. Non si può negare, tuttavia, che molti dei presenti al SILA sia venuti unicamente a “fare il pieno” di libri, una sorta di approvvigionamento per l’intero anno (anche perché, a detta di alcuni, al SILA è possibile trovare testi altrimenti irreperibili, se non in Occidente!), o, nel peggiore dei casi, un acquisto in massa e di massa, spesso volto solo a riempire gli scaffali della propria libreria o, in altri casi, alla rivendita nel mercato nero, anche in quest’ambito molto attivo (ciò vale in particolare per le opere a carattere religioso, i testi tecnici ed universitari).

Rispetto agli anni precedenti, secondo alcune statistiche e, modestamente anche secondo la mia impressione risalente al 2009, i libri religiosi hanno riscosso minor successo: la prima volta che sono stata al SILA mi era parso di esser stata catapultata d’improvviso nei locali annessi di una moschea, tanti erano i testi coranici presenti in molteplici versioni sugli scaffali di numerosi stand (oltre che le barbe e le lunghe camicie attorno a questo genere di opere!)…

Quest’anno, al contrario, mi sembrava di esser a casa, al Salone Internazionale del Libro della mia città, Torino: nel SILA del 50° anniversario dell’indipendenza algerina, infatti, il romanzo ha avuto la meglio: come quelli – giusto per citarne alcuni – di Bachir Mefti, Amine Zaoui, Yasmina Khadra, Mohamed Benchicou, Hajder Kouidri, Waciny Laredj, Fadéla Merabet e Hafid Derradji delle edizioni algerine El Ikhtilaf, Barzakh, Casbah, Koukou, Dar El Djamal, Dalimen e Echourouk. In questa data così importante per un paese “neonato” non potevano mancare, nella “top ten” i testi di storia di Daho Djerbal, Hamid Abdelkader, Corinne Chevalier, Claude Juin, Akli Benmansour, Sylvie Thénault e Gilles Manceron.

Un momento della presentazione del libro

L’attenzione e l’interesse dimostrati verso l’iniziativa e verso la guida sono stati così alti da “costringermi” ad omaggiare i presenti delle copie (dove avrebbero potuta reperirla altrimenti?) che, seppur poche per problemi di spazio e peso, avevo portato con me, con tanto di dedica in arabo, apprezzata da chi non aveva neanche la minima idea che al di là del Mediterraneo potesse esserci qualcuno, anzi ben tre curatori e una ventina di scrittori, interessati al loro paese, come a molti altri, tanto da soggiornarvi per le vacanze, impararne la lingua e conoscerne la cultura!

È questa la gioventù dell’Algeria di oggi, una gioventù assetata di sapere, di conoscenza, di cultura, di scambio e dialogo, a lungo negati. Per questo motivo, il prossimo anno, se avrò il piacere di assistere nuovamente al SILA, spero di ritrovare lo stesso spirito, ma soprattutto una migliore organizzazione.

Qualche punto informativo in più per non perdersi all’ultimo la conferenza che tanto volevi ascoltare, più segnaletica e soprattutto non confusionaria, qualche annuncio sonoro meglio trasmesso… Un po’ meno caldo, in particolare nel padiglione centrale (ancora mi chiedo perché da un paio di anni abbiamo anticipato quest’iniziativa al mese di settembre!) optando anche – perché no? – per un’apertura serale del Salone visto che la struttura ora utilizzata è dotata di tutto ciò che necessita per questo genere di apertura… Ed infine, qualche prezzo ribassato per l’occasione, qualche edizione tascabile ed economica in più, in particolare di quegli autori ormai un po’ datati ma ugualmente importanti per la storia di questo paese, non solo per appassionati dell’argomento come me, ma soprattutto per le giovani generazioni che ne sarebbero sicuramente attratte!

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*Maria Paola Palladino è laureata in arabo e scienze delle religioni-islamistica presso l’Università di Torino. E’ presidentessa dell’Associazione di amicizia italo-algerina Jawhara e responsabile di TIZIRI, una galleria di arte e artigianato dell’Algeria che si trova a Torino.

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