Gamal al-Ghitani: politica, letteratura e i Fratelli Musulmani

Scrittori egiziani e rivoluzione. Scrittori egiziani e Fratelli Musulmani. Ognuno ha le sue posizioni e le esprime senza troppi problemi, lo sappiamo.

Ma se c’è un autore egiziano che non risparmia critiche pubblicamente alla Fratellanza al potere in Egitto, questo è Gamal al-Ghitani (in italiano sono stati tradotti i seguenti testi: il suo capolavoro, il romanzo post-moderno allegorico Zayni Barakat, Giunti 2006; Schegge di fuoco, Jouvence 2005; Il mistero dei testi delle Piramidi, Giunti 1998; Al di là della città, Edizioni Lavoro 1999).

Nato nel 1945 a Sohag, al-Ghitani appartiene a quella feconda generazione di scrittori egiziani degli anni ’60, come Sonallah Ibrahim (La Commissione) o Baha Taher (Zia Safiya e il monastero), che ancora oggi sono molto attivi sia sul versante della scrittura, sia su quello più politico.

In un’intervista apparsa qualche giorno fa su Ahram Online e tradotta in italiano su Arabismo, lo scrittore parla apertamente della sua diffidenza nei confronti dei FM, del bisogno e della necessità che gli intellettuali non smettano mai di pre-occuparsi dell’Egitto, di Nagib Mahfouz (suo ispiratore) e del rapporto che da sempre lega cultura e politica.

Alcuni estratti li riporto qui, mentre potete leggere l’intera intervista a questo link.  Su Youtube invece, trovate la video-intervista.

I Fratelli Musulmani non sono un partito politico nel senso tradizionale, ma un gruppo con un progetto che si oppone al concetto stesso di stato moderno.

Malgrado l’invito a non essere prevenuti nei confronti dei Fratelli Musulmani, dobbiamo osservare dei principi: mischiare religione e politica è inaccettabile. Come posso avere un dialogo con qualcuno che afferma di “possedere” la religione? Questa è una riduzione della religione stessa.

Come intellettuali, siamo individui, ognuno per suo conto, senza un’organizzazione. Ciò deriva dalla debolezza dell’ala sinistra che tradizionalmente aveva abbracciato il movimento culturale, e quando la sinistra perse terreno, gli intellettuali vennero dispersi. Malgrado l’atmosfera tesa contro le libertà negli anni ’60, gli intellettuali erano compatti e in grado di superare molti ostacoli, rimanendo presenti sulla scena politica.

AO:La letteratura è affogata nelle politica. Quale ruolo crede che abbiano scrittori e intellettuali oggi in Egitto?

GEG: Jalaluddin Rumi ha la risposta a questa domanda: “Come posso riposare se la mia casa è in fiamme?” Oggi l’Egitto è in fiamme e tutti noi dobbiamo occuparcene. Uno scrittore deve trovare l’equilibrio tra i due ruoli. Scrittori e artisti devono lottare per la libertà di pensiero e d’espressione.

Benché ci fosse una grande atmosfera di libertà subito dopo la rivoluzione e i giornali avessero lo spazio per riportare tutto lo spettro delle opinioni, la situazione è cambiata dopo la vittoria del presidente dei Fratelli Musulmani. Questi hanno iniziato ad interferire usando gli stessi strumenti del precedente regime, esercitando il diritto di rimuovere i capi redattori e l’Alto Consiglio per la Stampa.

Qualche giorno fa, è stata presentata la prima conduttrice velata. Invece di sostenere i nuovi talenti della musica egiziana dalle piazze, il nuovo ministro della cultura è orgoglioso della sua conduttrice velata.

Quest’ultimo punto riguarda forse un po’ tutto il mercato editoriale internazionale…(e fra i primi citerei quello italiano):

AO:Qual è la sua opinione sulla vita letteraria degli ultimi anni in Egitto?

GEG: La vita letteraria è in pericolo, a partire dal momento in cui le maggiori case editrici adottano la “politica del bestseller”. Leggere la classifica dei bestseller è preoccupante quando il primo è un libro comico leggero e gli ultimi sono libri seri.

Ma persino i libri di Naguib Mahfouz soffrono: i lettori si stanno spostando su altri titoli. Se i libri di Mahfouz non vengono studiati nelle scuole, come potrà il suo lavoro essere conosciuto?

Lo spirito della rivoluzione non ha ancora avuto un impatto sulla letteratura, ci vuole tempo. Ma è anche deludente che la corrente politica che è assurta al potere dopo la rivoluzione stia lavorando contro la storia stessa e contro la cultura e le arti. Sono sicuro che verrà fuori, ma se non le verrà data la giusta attenzione, morirà.

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