Ibrahim Nasrallah, un genere (letterario) tutto suo

Copertina inglese

Navigando in Internet ieri mi sono imbatutta in questo articolo-recensione sul sito web Electronic Intifada, firmato da Raymond Deane: Magic realism with footnotes: novelist Nasrallah creates a genre of his own, ovvero: Realismo magico e note a fondo pagina: lo scrittore Nasrallah crea un genere tutto suo, in cui l’autore dell’articolo accoglie con favore la notizie della traduzione in inglese di un romanzo del famoso poeta palestinese, Time of white horses (originale in arabo: زمن الخيول البيضاء ) scritto da Nasrallah in arabo e pubblicato nel 2007 e tradotto in inglese quest’anno da AUC Press.

Il densissimo romanzo (600 pagine) è il frutto di un lavoro di scrittura e limatura durato più di 20 anni e può definirsi una vera e propria epopea palestinese, che l’autore dell’articolo, con qualche riserva, paragona a Ogni mattina a Jenin, di Susan Abulhawa (Feltrinelli, 2011).

Il romanzo di Nasrallah racconta la vita e le gesta di tre generazioni di una famiglia palestinese che vive nel piccolo villaggio rurale di Hadiya, dal periodo delll’Impero Ottomano, passando per il dominio coloniale britannico per arrivare alla Nakbah, ovvero la creazione nel 1948 dello Stato di Israele.

Dal sito dell’AUC Press si legge che: il romanzo porta alla luce le cause della catastrofe (Nakbah vuol dire appunto catastrofe in arabo, ndr), le circostanze travolgenti e la tragica cospirazione contro cui il coraggio e la resistenza di un popolo innocente e senza difese non potevano prevalere.

Tuttavia Deane sostiene che Il tempo dei cavalli bianchi, prima che essere un romanzo storico è un esempio unico di “realismo magico con le note a fondo pagina” genere letterario unico creato dall’autore palestinese:

Copertina originale arabo, الدار العربية للعلوم ناشرون ومنشورات الاختلاف, Beirut e Algeri, 2007

Il modo con cui realismo e simbolismo sono collegati durante tutto il romanzo è ben illustrato dal riferimento ad Hamama (حمامة , colomba), la giumenta bianca il cui arrivo ad Hadiya all’inizio è descritto come una sorta di apparizione.

[…] ma nel 1948 la parola Hamama veniva anche usata dagli abitanti dei villaggi come parola d’ordine fra di loro, perchè né gli inglesi né gli ebrei riuscivano a pronunciare il suono gutturale della “ha” (ح), con cui la parola Hamama comincia.

Per quanto riguarda le note a fondo pagina, Deane prosegue scrivendo che:

Le note, che aumentano di numero e in lunghezza mano mano che si procede con la lettura, sono essenzialmente storiche, anche se a volte servono a caratterizzare i personaggi del romanzo. Inoltre, nel romanzo sono presenti numerosi passaggi in corsivo ripresi da Nasrallah dalle interviste che lui stesso condusse durante gli anni trascorsi a comporre il romanzo. Nonostante, o proprio a causa di questo apparato accademico sporadico, è essenziale che il lettore abbia una qualche minima conoscenza della storia della regione.

In conclusione per Deane, il romanzo è un:

Labirinto stupefacente, il cui disordine trasmette un significato molto forte dato dall’intreccio di luoghi, tempi e costumi sociali […]. Grazie alla pubblicazione de Il tempo dei cavalli bianchi, la nostra comprensione della storia della letteratura araba moderna ha fatto un enorme passo avanti.

***

Chi è Ibrahim Nasrallah?

Nato nel campo profughi di Wihdat, Giordania, Nasrallah ha genitori palestinesi originari della regione di Gerusalemme da cui sono dovuti andar via dopo il 1948. Oggi vive ad Amman, Giordania. Nella sua carriera ha lavorato come giornalista dal 1978 al 1996; dal 1996 al 2002 è stato direttore degli affari culturali della fondazione Darat al-Funoun–Khalid Shoman ad Amman, di cui ora è vice presidente.

Ha pubblicato 14 raccolte di poesie, 13 romanzi e 2 libri per bambini; ha vinto numerosi presi, fra cui lo Owais award for poetry nel 1997, l’ Arrar prize (1991) e il Tayseer Sbool Prize (1994). Il suo ultimo romanzo, Il tempo dei cavalli bianchi è stato finalista all’Arabic Booker nel biennio 2008-2009.

In italiano sono stati tradotti due suoi romanzi: DENTRO LA NOTTE. Diario palestinese, traduzione e postfazione di W. Dahmash, Ilisso, 2004; Febbre, traduzione di L. Capezzone, Edizioni Lavoro, 2001; una raccolta di poesie: Versi, Edizioni Q.

Scrive Wasim Dahmash:

Sono perciò tutti senza nome i personaggi del romanzo del palestinese Ibrahim Nasrallah, Dentro la notte, Ilisso, 2004, che con i loro ricordi scorrono il tempo e si condensano nelle due voci narranti, “io” e “l’altro”, fusi insieme, in una notte senza fine. Al gioco dei tempi sovrapposti e alla tecnica della ripresa, è affidato il compito di inserire nel presente i ricordi dell’infanzia. È la memoria che s’impone, anche sul piano tecnico, nel rapido susseguirsi delle scene, in cui uno dei termini ricorrenti è ripreso nella scena successiva e ne richiama l’immagine, simile o in opposizione.
L’impercettibilità del passaggio tra reale e irreale si ritrova anche nell’altro romanzo di Ibrahim Nasrallah, Febbre, Edizioni Lavoro, 2001, dove il delirante protagonista racconta il deserto pullulante di animali feroci, prostitute e mercanti.

3 commenti

  1. Molto interessante e finalmente qualche traduzione in italiano.Andrebbero incentivate le traduzioni in italiano, c’è poco.

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