La letteratura (araba) è politica? Scrittori e primavere arabe a confronto

Molti sostengono che la letteratura sia politica e che quindi, ne deduco, abbia il dovere, quantomeno morale, di raccontare gli eventi sociali, politici e storici dei popoli. Ma che influenza ha l’attualità sulla qualità della letteratura che viene scritta? E in che modo gli intellettuali reagiscono di fronte agli eventi di cui sono testimoni?

Spesso, nella storia della letteratura araba, gli sconvolgimenti politici e sociali hanno rappresentato un punto di svolta nella produzione narrativa degli scrittori: alcuni hanno interiorizzato subito gli avvenimenti e, spinti da un’urgenza personale, hanno sentito il bisogno di mettere su carta quello che stavano vivendo. Altri invece, sopraffatti dall’ondata degli eventi, hanno preferito tenersi in disparte dal tumulto sociale e lasciare che il proprio tumulto interno si calmasse, per poi tirar fuori solo in seguito le proprie considerazioni. È il caso, ad esempio, dell’Egitto all’inizio dell’era nasseriana (1954): di fronte alla svolta nazionalistica impressa da Nasser e culminata nella nazionalizzazione del Canale di Sueza (1956), molti intellettuali egiziani, fra cui Taha Husayn e Naguib Mahfouz, reagirono con preoccupazione e preferirono prendersi un periodo di riflessione prima di tornare alla scrittura.

Tornando ai nostri giorni, sull’ondata rivoluzionaria delle primavere arabe, la situazione degli intellettuali dei paesi arabi sembra non essere mutata troppo radicalmente: ci sono ancora scrittori spinti dall’esigenza di raccontare immediatamente gli avvenimenti socio-politici di cui sono stati testimoni, ed altri che preferiscono attendere che il vento rivoluzionario si plachi, per elaborare al meglio i propri sentimenti. D’altronde, val la pena menzionare che un incredibile mole di saggi e romanzi sono stati scritti sulle rivolte nei paesi arabi e sono stati pubblicati tanto nei paesi arabi quanto in Europa e negli Stati Uniti.

Bab el-Khoroug, E. C. Fishere (Dar El Shorouk)

Nel primo caso, rientra senza dubbio il prolifico scrittore (nonchè accademico e diplomatico) egiziano Ezzedine Choukri Fishere, finalista all’Arabic Booker 2012 con il suo romanzo عناق عند جسر بروكلين(L’abbraccio sul Ponte di Brooklyn), che dal 1 aprile ha cominciato a scrivere ogni giorno, sul sito web Tahrirnews, una puntata del suo romanzo di fantapolitica dedicato a Piazza Tahrir, dal titolo باب الخروج: رسالة علي المفعمة ببهجة غير متوقعة (Via d’uscita. L’inaspettata ed esultante lettera di Ali). In questa intervista del 25 maggio scorso, l’autore racconta come e perchè abbia sentito il bisogno impellente di scrivere della rivoluzione egiziana: “Gli eventi quotidiani avevano preceduto il lavoro del romanzo che avevo in mente di scrivere. Fu a quel punto che avvertii il desiderio impellente di scrivere direttamente ai miei lettori, poco alla volta, come se mi trovassi in piazza (Tahrir) a seguire gli eventi. Una specie di pazzia, se vogliamo chiamarla così, aveva preso il sopravvento su di me totalmente, un desiderio di cominciare a scrivere questo romanzo da subito e rivelarlo al lettore, un capitolo alla volta”.

Le puntate di Bab al-Khourug sono ora diventate un libro, di prossima pubblicazione per la casa editrice egiziana Dar El Shorouk. Con Bloomsbury Qatar Publishing, l’autore ha invece pubblicato il saggio dal titolo في عين العاصفة (Nell’occhio del ciclone), un’analisi delle condizioni politiche dell’Egitto dalla rivoluzione in poi. L’analogia con il ciclone sta a significare che, per l’autore, altre proteste dalla piazza potrebbero attendersi. Lo stesso Fishere tuttavia ultimamente ha anche confessato di sentirsi stufo di scrivere di politica e che probabilmente il suo prossimo lavoro riguarderà tutt’altro.

A woman in the Crossfire, S. Yazbek (Haus Publishing)

La stessa urgenza di scrivere del momento attuale deve averla avvertita anche la scrittrice e attivista siriana Samar Yazbek, con il suo تقاطع نيران (Fuoco incrociato), pubblicato in Libano e di recente traduzione in inglese e francese. Fuoco incrociato è il resoconto dei primi quattro mesi della rivoluzione siriana attraverso i diari personali dell’autrice e le testimonianze dirette di amici e familiari. Yazbek, che fa parte della comunità Alawita (la stessa di Bashar al-Assad), ma verso cui è sempre stata fortemente critica, è stata arrestata diverse volte a causa del suo attivismo politivo; al momento si trova in esilio in Francia, dove ha dovuto rifugiarsi per timore della sua vita e di quella di sua figlia. Lo scrivere, per Yazbek, è stato di aiuto per elaborare gli orrori di cui era stata testimone, ma non ha allontanato il dolore e la sofferenza: “Scrivere mi ha aiutata a prendere la distanze rispetto a quanto stava accadendo. Dicono che scrivere allontani il dolore. Paradossalmente però, ho scoperto che scrivere di queste cose rendeva ancora più forte il mio dolore” […] L’orrore aveva superato qualsiasi immaginazione”. Certo qui si parla di “letteratura di guerra”, e la Siria non è l’Egitto…

Scrivere del momento, per far sì che non venga dimenticato: il paradosso portato all’estremo forse è simboleggiato dalla scelta stilistica dello scrittore siriano Khaled Khalifa, che è passato (almeno per ora) dallo scrivere romanzi allo scrivere status su Facebook.

Del secondo gruppo di intellettuali fa parte il grande romanziere libanese Elias Khoury: in una recente intervista per The Daily Star Lebanon, egli ha affermato che il suo prossimo romanzo non riguarderà la primavera araba, perchè “Scrivere la letteratura è qualcosa di molto più serio dello scrivere dell’attualità […] è un qualcosa di profondo, un dialogo con il proprio tempo e con la morte e […] con la letteratura del passato”.

Lo stesso pensiero sembra averlo formulato anche Ahmed Mourad, autore di Vertigo, l’acclamato “primo” thriller arabo che ha anticipato i temi delle proteste di piazza Tahrir: in un’intervista rilasciata al Guardian lo scorso novembre, lo scrittore ha dichiarato che è sua intenzione scrivere un libro sulla rivoluzione egiziana, ma non ora, forse tra 5 anni quando le emozioni personali si saranno sedimentate ed egli sarà in grado di rielaborarle con calma.

Molto probabilmente la scelta di raccontare l’ attualità, prima che stilistica e narrativa, è una scelta personale che l’intellettuale prende con se stesso, prima che con i suoi lettori.

Il dibattito sul se la produzione letteraria che ha anticipato i rigurgiti rivoluzionari dei paesi arabi sia qualitativamente migliore rispetto alla produzione che verrà dopo, è aperto.

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Sugli scrittori siriani e le nuove tendenze: Writing Towards Freedom

Su  Ezzedine Choukri Fishere

Su Ahmed Mourad e Vertigo

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