AAA grafici editoriali creativi cercasi disperatamente. Astenersi disegnatori di donne e veli

Ieri mattina ho fatto un’orrenda scoperta: cercando le traduzioni dei libri della scrittrice siriana Samar Yazbek, mi sono imbattuta nel suo “Lo specchio del mio segreto” (Castelvecchi, 2011) e, ovviamente, nella sua copertina.

La ragazza ritratta (col velo) mi ha subito fatto ricordare che poche settimane fa l’avevo già guardata negli occhi e, complice una memoria allenata, mi sono ricordata dove l’avevo vista. Qui:

Lo stesso velo, le stesse sopracciglia folte e dritte, gli stessi occhi neri, lo stesso sguardo. Ma soprattutto, lo stesso schema di colori, un marrone terra bruciata, che nella seconda copertina è leggermente più sfocato e tenue.

Ma il libro (e l’argomento) è un altro: si tratta di “La ragazza di piazza Tahrir“, dello scrittore iracheno Younis Tawfik (ed. Barbera, 2012).

Ora, due domande mi sorgono spontanee, anzi irrompono con prepotenza. Una più generale, la seconda più specifica del contesto in cui scrivo:

1 – I grafici editoriali e gli editori, prima di mettersi al lavoro per comporre la veste grafica di un nuovo libro, non fanno una ricerchina veloceveloce per assicurarsi che l’idea che hanno avuto non sia micapercasononsisamai già stata presa da altri, prima di loro?

2 – E’ mai possibile che ogni volta che si parla di: donne, paesi arabi, musulmani, amore, e via dicendo, l’unica idea che salta nella testa delle case editrici è quella di propinare a noi miseri appassionati di letteratura araba, una giovane o una donna con il velo in testa?!

Se qualcuno volesse darmi una risposta obiettiva e logica, gliene sarò grata in eterno.

 

COLPO DI SCENA (successivo al post!)

Giakot, evidentemente anche lui ha buona memoria, ha portato alla mia attenzione che la povera ragazza era stata usata in precedenza anche da Garzanti, per la copertina del libro di una scrittrice iraniana, Parinoush Saniee.

Eccola qui, stessi colori fra l’altro…

11 commenti

  1. Se posso rincarare la dose di sconforto, la cosa clamorosa è che questa copertina ha addirittura un terzo precedente! I pionieri del volto velato terra bruciata sono stati quelli di Garzanti, che lo utilizzarono per il romanzo iraniano “Quello che mi spetta” di Parinoush Saniee… (http://www.garzantilibri.it/default.php?page=visu_libro&CPID=2553, sul quale ci sarebbero da fare diversi commenti).
    Con la replica della Yazbek mi ero detto che, insomma, il titolo (Lo specchio del mio SEGRETO, segreto che nell’originale non c’è) pure non è un gran che, ma passi… e la foto ehm… mi confortava solo il pensiero che forse una confezione tanto disgraziata avrebbe potuto proporre quello che è in effetti un buon libro a un pubblico di solito attratto da mercanzia più usa e getta… e redimerlo!
    Ma imbattersi alcuni mesi più tardi nella stessa copertina, appioppata di nuovo a un titolo “Donne e Medio Oriente”, mi ha lasciato disorientato. Come devo immaginarmi la gente che lavora alle scelta delle copertine in case editrici? Quarantenni poco cresciuti che smanettano col gameboy sottobanco e civettuole impiegate che fanno la bolla con la bigbabol?
    E poi, ma queste copertiene aiutano ancora a vendere? Mah…

    • Oddiosanto non ci posso credere!!!la aggiungo subito al post (sì fra l’altro anche qui, mille considerazioni da fare…), grazie mille della segnalazione!

      La questione del se queste copertine aiutano ancora a vendere in effetti è molto pertinente: bisognerebbe andare a guardare le statistiche di vendita per capirlo meglio. Ad una osservazione superficiale si sarebbe tentati di dire che se continuano a propinarcele, evidentemente vendono. Ma spero non sia così. Noi lettori abbiamo un potere, dovremmo farci sentire di più.

      • Sono d’accordo. Non mi pare superfluo denunciare queste cose, si tratta di reclamare rispetto verso il lettore e serietà da parte dell’editore.
        Mi permetto di riportare un altro esempio. Quest’anno ho seguito alcune lezioni di letteratura araba contemporanea in cui erano gli studenti a presentare i libri, e una ragazza presentando il romanzo di Hanan al-Shaykh “La sposa ribelle” si è giustamente soffermata sulle copertine. Nel powerpoint che aveva preparato affiancava l’edizione italiana a quella inglese e araba. Oltre alle doverose considerazioni sulla manipolazione del titolo (Hikaya sharh yatul – The Locust and the Bird – La sposa ribelle), era evidente come l’edizione italiana proponesse un’immagine completamente fuorviante rispetto ai contenuti del romanzo. Quella araba e inglese si mantenevano su una serie di immagini che evocavano un volto femminile e alcuni riferimenti al cinema (dove la protagonista del libro amava andare), quella italiana proponeva una bambina che giocava tra muretti di fango e paglia! Ma il parossismo secondo me lo abbiamo con Hikayat al-Zahra (Mio signore, mio carnefice.. di cui si può leggere qui: http://letturearabe.wordpress.com/2011/04/17/mio-signore-mio-carnefice/).
        Sarebbe bello sì vedere le statistiche, comunque spero che toccata la vetta il fenomeno si avvii verso il suo declino.

  2. So bene di cosa parli, ho letto anche io il bel romanzo di Hanan al-Shaykh e il post sull’argomento di letturearabe. La traduzione del titolo in italiano di Hikayat al-Zahra la trovo semplicemente scandalosa!
    E’ un argomento su cui sto ragionando ultimamente e ho cominciato a raccogliere un pò di materiale. Stay tuned :)

  3. Anche se questo articolo non e’ recente voglio comunque fare una segnalazione.
    Il libro “City of Veils” di Zoe Ferraris e’ stato pubblicato dalla Piemme con il titolo “La città delle donne invisibili”. Credo parli da se’.

  4. Questo succede soprattutto perché le foto sono state scelte in siti di “stock photo” come shutterstock ad esempio. I diritti di immagini non sono esclusivi dunque si, capita spesso di trovare la stessa immagine in tanti progetti diversi. :)
    Parola di una designer grafica

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