Della censura in Kuwait: parlano i censori!

La censura nei paesi arabi è cosa ben nota a tutti.

Diventa ancora più deprimente, a mio parere, quando si tratta di libri e di fiere del libro che, fino a prova contraria, dovrebbero servire allo scopo di far conoscere al pubblico nuovi autori, libri ed editori.

In questo articolo pubblicato qualche giorno fa su Arabic Literature in English, la blogger, riprendendo un articolo apparso su Kuwait Times affronta il tema della censura in Kuwait, raccontata da una “capo censora” che opera alla Fiera internazionale del libro del Kuwait.

Alcune dichiarazioni della donna fanno riflettere: chi mai può arrogarsi il diritto di scegliere per me cosa è più giusto che io legga?

E in base a quali criteri? Rispondendo a quale autorità?

***

Secondo Freedom House, l’organizzazione internazionale americana, i media del Kuwait sono stati a lungo classificati fra i più aperti del Medio Oriente. Il Kuwait era uno dei pochi paesi della regione che Freedom House reputava, nel report del 2011, come parzialmente libero, poi  raggiunto nel 2012 da Egitto, Libia e Tunisia.

Tuttavia gli abitanti del Kuwait, se dovessero parlare della cultura del libro del proprio paese, non si considerebbero come parzialmente liberi. Nel 2010 un utente di Twitter scriveva:” Prendo i libri da Beirut o dal Cairo, perchè metà di quello che leggo in Kuwait è vietato ( qui tutto è vietato )”.

Decine, o forse centinaia (non esiste una lista), di libri sono stati vietati alla Fiera internazionale del libro 2010: a questo proposito, Kuwait Times ha riportato le dichiarazioni di un editore anonimo:” La censura in Kuwait è così pervasiva che noi stessi, prima della fiera del libro, facciamo una prima censura. Presentiamo solo una lista di libri che riteniamo possano superare la censura, ma ogni volta spunta fuori un nuovo divieto”. L’ editore ha raccontato al Kuwait Times che la censura locale non è solo la peggiore di tutte le altre fiere del libro del GCC, ma è anche la peggiore del mondo intero: ” Penso che la maggior parte dei censori non leggano neanche i libri che proibiscono “.

Nel 2010 un altro editore riportava: ” Vorrei capire quali sono i criteri per i quali un libro viene proibito. In questa fiera del libro un nostro libro era stato vietato ed io non riesco a capire quale sia la giustificazione per averlo vietato! Vorrei incontrare le persone che l’hanno censurato…scommetto che non l’ hanno neanche letto. ”

Oggi, sullo stesso Kuwait Times la capo censora Dalal al-Mutairi ha sostenuto che sia lei che le sue colleghe leggono sempre i libri dall’inizio alla fine: ” Molta gente pensa che il censore sia una persona fanatica o analfabeta, ma non è così. Siamo le persone più istruite proprio perchè leggiamo molto, quasi ogni giorno. In qualità di censore, io leggo i libri dall’ inizio alla fine, parola per parola. Nel caso un censore faccia un errore sarà il capo del dipartimento ad esserne responsabile proprio perchè anche loro dovrebbero leggere il libro “. Secondo al-Mutairi fare il censore è un bel lavoro se riesci ad entrare dentro lo spirito giusto: ” Mi piace il mio lavoro, mi dà molta esperienza, informazioni e la possibilità di imparare sempre qualcosa di nuovo “.

Peccato che così non è, ad esempio, per la gente normale che non ha accesso a questi libri.

Quindi come funziona questo lavoro? Il dipartimento di al-Mutairi è stato creato nel 2000 e si occupa di diverse lingue. Al-Mutairi ha dichiarato che a differenza di quanto accade in Egitto, nessuno può distribuire un libro a meno che non abbia il permesso di farlo: ” Abbiamo una lista di libri proibiti in Kuwait ma ci occupiamo di pubblicazioni che contengono materiale proibito che non sono su questa lista e per cui effettuiamo la censura.

Come si diventa censore?

“Ci vuole circa un anno, un anno e mezzo per diventare censore: si inizia come assistente del censore, i nuovi arrivati sono lenti a leggere all’ inizio e gli ci vogliono una o due settimane per finire un libro. Chi è appena arrivato non può leggere libri politici o religiosi perchè sono troppo difficili. In genere gli diamo libri per bambini o libri a carattere scientifico, perchè sono più facili.”

Da dove vengono questi nuovi censori?

“Dopo essersi laureati ed essere stati assunti, i nuovi censori vengono formati presso il Ministero dell’ Informazione. Gli viene dato un libro che contiene elementi che vanno censurati per vedere la loro abilità. Entro un anno completano la formazione. I nuovi arrivati vengono anche formati sulle leggi relative alla censura. In genere sono laureati in scienze politiche, storia, o discipline affini.”

Se c’è un elemento da censurare, allora il censore scrive un rapporto. Da quel momento parte un meccanismo di controllo su tutta la filiera.

” La casa editrice è responsabile per il materiale e per i libri che pubblica, e dovrebbe informare il Ministero dell’ Informazione che stanno pubblicando un libro. Nessun libro può essere distribuito senza un permesso. Esistono censori ed ispettori dal nostro dipartimento che eseguono questo tipo di controlli presso le tipografie.”

Al-Mutairi nell’articolo parla anche della fiera del libro:

“Cominciamo il nostro lavoro di censura tre mesi prima che la fiera si tenga. Riceviamo dai 7000 agli 8000 libri da leggere. Ci sono circa 15 censori che lavorano alla fiera e che spesso si portano i libri a casa per finire di leggerli. Se troviamo un libro che contiene delle restrizioni, scriviamo un rapporto che poi arriva al comitato, il quale decide in ultima analisi quali libri verrano proibiti alla fiera “.

Al-Mutairi sostiene che il lavoro dei censori alla fiera del libro sia stato sovradimensionato:

“Ogni volta che c’è una fiera del libro, i media scrivono che si proibisce a centinaia di libri di essere venduti, e che è colpa nostra. Ma il censore non è responsabile per il divieto: l’unica sua responsabilità è leggere il libro e dare la sua opinione conformemente alla legge. Il comitato che decide se censurarli o meno è composto da membri di alto livello fuori e dentro alcuni importanti ministeri.”

Ecco una lista parziale dei libri vietati alla Fiera internazionale del libro del Kuwait del 2010:

Dar el Shorouk

  • Mohammad Hassanin Heikal, Political Talk
  • Romanzi di Gamal El-Ghitani, Khairy Shalaby, Abdel-Hakim Qassim
  • Ibrahim Aslan, Two Rooms and a Hall (!)
  • Romanzi di  Ibrahim Abdel-Meguid, Youssef El-Qaid
  • Mohammad Mansi Qandil (Moon over Samarqand, ma forse anche Cloudy Day on the West Side?)
  • Uno o più romanzi di Ahdaf Souief
  • Tutto Alaa al-Aswany
  • Autobiografia di Galal Amin
  • Libri di Fahmy Howeidi, Mohammed Emara

Dar al-Ain (6 proibiti quest’anno, 8 gli anni precedenti, per un totale di 14). I titoli di quest’anno sono:

  • Hussein Ahmad Amin, Characters I Knew
  • Allal Bourqaya, Pure Eternity
  • Ibrahim Farghali, Sons of Gabalawi
  • Ezzat El-Qanhawi, City of Pleasure
  • Mohammad Alaaeddin, The Foot

Nel frattempo in Kuwait…

Secondo quanto riporta l’ Arab Network for Human Rights Information, un poeta/blogger è stato condannato a 10 anni, con l’accusa di aver insultato il Principe in alcune poesie caricate su Youtube.

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