Rabee Jaber vince l’Arabic Booker 2012

Pubblicato su http://www.arabismo.it il 4 aprile 2012

Il Premio internazionale per il     romanzo arabo (IPAF, dall’acronimo  inglese), giunto al suo quinto anno, e la cui cerimonia finale si è tenuta ad Abu Dhabi giovedì scorso, è stato vinto dallo scrittore libanese Rabee Jaber con il suo romanzo I drusi di Belgrado. Storia di Hanna Yaqub (in arabo: Drûz Bilghrâd. Hikâyat Hannâ Ya‘qûb, NdR).

 I drusi di Belgrado, pubblicato in arabo da  al-Markez al-Thaqafi al-Arabi, è un romanzo storico ambientato sul Monte Libano durante la guerra civile del 1860 (vero e proprio prodromo alla guerra del 1975) e segue le vicende di un giovane venditore di uova di fede cristiana, di nome Hanna Yaqub che, trovandosi nel momento sbagliato nel posto sbagliato, viene coinvolto nelle disavventure di un gruppo di combattenti drusi. Arrestato dal governatore ottomano al posto di un druso, verrà tradotto in esilio a Belgrado, nei Balcani, dove insieme ai suoi “nuovi” compagni dovrà lottare strenuamente per sopravvivere. Il ritorno dal lungo esilio all’estero lo riporterà ad un’ altra e più difficile forma di esilio interiore. Il libro è, nelle parole del suo autore, centrato sul tema dell’identità e su quello della capacità umana di resistere alle avversità della vita.

Rabee Jaber, che oltre a scrivere libri è dal 2001 anche l’editore di Afaaq, il supplemento culturale del quotidiano libanese al-Hayat, si è definito più un lettore che uno scrittore (nonostante abbia all’attivo più di 15 libri!). Durante la conferenza stampa è stato piuttosto schivo e per la maggior parte del tempo ha cercato di evitare le domande dei giornalisti. Ciononostante uno di loro è riuscito a domandargli come si sentisse ad aver vinto il premio. Jaber ha risposto che in realtà già due anni fa con il suo America (pubblicato in Italia da Feltrinelli con il titolo Come fili di seta), aveva sperato di vincere il premio, ed in effetti il romanzo era stato selezionato all’epoca tra gli ultimi tre finalisti del premio, poi vinto dal saudita Abdo Khal.

Ciò che ha convinto i giudici ad assegnare quest’anno al suo romanzo il primo premio è stata la  capacità di Jaber di raccontare una storia ambientata nel passato come se lo scrittore vi avesse vissuto in prima persona. La commissione ha infatti apprezzato molto la capacità tecnica di Jaber di descrivere così vividamente l’ambientazione storica e geografica del Libano dell’epoca. Secondo Gonzalo Fernandez Parrilla, uno dei giudici che faceva parte della giuria internazionale che ha  assegnato il Premio, Jaber è un incredibile scrittore, uno dei nomi più di rilievo nella narrativa araba contemporanea, dotato dell’invidiabile abilità di coinvolgere il lettore nelle sue storie, dall’inizio alla fine.

Tre dei romanzi di Jaber, Il rapporto Mehlis, Beirut e il libro vincitore dell’IPAF, verranno tradotti in inglese dalla casa editrice americana New Directions. E d’altronde uno degli obiettivi dichiarati dell’Arabic Booker è proprio la diffusione e la traduzione (dall’arabo) dei libri vincitori e finalisti: tutti i passati vincitori infatti sono stati tradotti in inglese dalle principali case editrici anglosassoni e molti sono editi anche in italiano. Per citarne alcuni: Il collare della colomba, di Raja Alem (Marsilio), Azazel, di Youssef Ziedan (Neri Pozza), il già citato America/Come fili di seta (Feltrinelli), Oltre il paradiso, di Mansour Ez Eldin (Piemme), Elogio dell’odio, di Khaled Khalifa (Bompiani).

Gli altri romanzi finalisti del premio di quest’anno sono stati: Il Vagabondo, di Jabbour Douaihy, Marionetta di fuoco, di Bachir Mefti, Le donne di al-Basatin, di Habib Selmi, Il Disoccupato, di Nasser Iraq e L’abbraccio sul Ponte di Brooklyn, di Ezzedine Choukri Fishere. Un interessantissimo video (in arabo ma sottotitolato in inglese), realizzato proprio per l’IPAF di quest’anno, che raccoglie le parole e gli sguardi degli autori finalisti si trova a questo link.

I temi principali dei romanzi di questa edizione dell’IPAF hanno riguardato l’identità, l’alienazione, i cambiamenti della società e lo smarrimento dell’individuo di fronte agli sconvolgimenti della vita.

Viene da chiedersi se il tema dell’Arabic Booker del prossimo anno possano essere i cambiamenti avvenuti con  la Primavera araba.

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